Il fiume della vita

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Bruce Springsteen, nella stesura di questo malinconico e intenso brano datato 1980, raccontò di essere stato ispirato dalla vicenda di sua sorella Virginia, rimasta incinta a 17 anni, e del cognato.

I come from down in the valley
Where mister when you’re young
They bring you up to do
like your daddy done
Me and Mary we met in high school
When she was just seventeen
We’d ride out of this valley
down to where the fields were green

We’d go down to the river
And into the river we’d dive
Oh down to the river we’d ride

Then I got Mary pregnant
And man that was all she wrote
And for my nineteenth birthday
I got a union card and a wedding coat
We went down to the courthouse
And the judge put it all to rest
No wedding day smiles no walk down the aisle
No flowers no wedding dress

That night we went down to the river
And into the river we’d dive
Oh down to the river we did ride

I got a job working construction
for the Johnstown Company
But lately there ain’t been much work
on account of the economy
Now all them things that seemed so important
Well mister they vanished right into the air
Now I just act like I don’t remember
Mary acts like she don’t care

But I remember us riding in my brother’s car
Her body tan and wet down at the reservoir
At night on them banks I’d lie awake
And pull her close just to feel each breath she’d take
Now those memories come back to haunt me
they haunt me like a curse
Is a dream a lie if it don’t come true
Or is it something worse

that sends me down to the river
though I know the river is dry
That sends me down to the river tonight
Down to the river
my baby and I
Oh down to the river we ride

Vengo da giù, dal fondo delle valle.

Lì, caro mio, quando sei giovane,
ti tirano su per insegnarti a fare
proprio ciò che faceva tuo padre.
Io e Mary ci incontrammo al liceo
quando lei aveva diciassette anni;
Scappavamo via da questa valle
verso campi più verdi.

Andavamo giù fino al fiume
E dentro al fiume ci tuffavamo.
Oh, correvamo verso il fiume.

Poi misi Mary incinta;
e, caro mio, questo fu tutto ciò che lei scrisse.
E per il mio diciannovesimo compleanno
ottenni una tessera del sindacato e un abito da sposo.
Andammo in tribunale
e il giudice mise tutto in regola.
Nessun sorriso da giorno delle nozze,
nessun corteo nuziale;
niente fiori, né abito da sposa.

Quella notte andammo giù fino al fiume,
e dentro al fiume ci tuffammo;
oh, davvero, corremmo verso il fiume.

Trovai un lavoro da manovale
per la Johnstown Company;
ma poi non ci fu più molto lavoro,
perché sopravvenne la crisi economica.
E ora tutte quelle cose che sembravano così importanti
beh, caro mio, adesso sono svanite nell’aria.
Io mi comporto come se non ricordassi,
Mary come se non gliene importasse.

Ma invece io mi ricordo di noi
che sfrecciavamo nella macchina di mio fratello,
e il suo corpo lucido e abbronzato nell’acqua del lago.
Quelle notti sulle sponde io scacciavo via il sonno
e la stringevo forte a me per sentire ogni respiro che traeva.
Ora tutti questi ricordi tornano indietro a perseguitarmi:
mi perseguitano come una maledizione.
Un sogno che non si realizza è solo una menzogna?
O forse è qualcosa di peggio

che mi spinge giù verso il fiume
anche se so che il fiume è secco
che mi manda giù verso il fiume, stanotte.
Giù verso il fiume,
Il mio amore e io.
Oh, verso il fiume noi correvamo…

 

 

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«L’acqua della risaia non si disperde»

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Il documento “Le fonti del riso” diffuso sul canale Youtube «vuole raccontare in poco meno di sette minuti l’utilizzo dell’acqua in risicoltura e il ruolo che questa svolge nella creazione di un paesaggio unico al mondo». L’associazione irrigazione Est Sesia, che gestisce una fitta rete di canali fra NovareseLomellina, ha affidato al regista Marco Paracchini la realizzazione di un filmato per raccontare la “vita” dell’acqua di risaia.

«Molti non conoscono veramente questo strano mare d’acqua dolce – spiega Alberto Lasagna, referente dell’Est Sesia per la Lomellina – e molti non sanno come l’acqua viene prelevata dai fiumi per alimentare le risaie. Troppo spesso si  sente dire che l’agricoltura, e in particolare la risicoltura, spreca acqua; al contrario, i consorzi che quotidianamente si occupano della distribuzione irrigua per l’agricoltura sostengono che la risicoltura utilizza l’acqua, che infatti al termine del suo ciclo viene restituita ai fiumi». La regia è firmata dal novarese Paracchini, che si occupa di videoproduzioni ed è docente di “Regia audiovisiva” e “Storytelling transmediale”, la voce narrante è di Roberto Frangipane.

La cucina italiana sbeffeggiata dagli inglesi!

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pesto

Con alto sprezzo del ridicolo, i più cinici maltrattatori della pasta, i più irrispettosi produttori di improbabili condimenti, adesso se la prendono con una delle principali salse italiane: il pesto alla genovese. L’accusa è pesantissima e punta al cuore delle mamme e dei papà: in Inghilterra, si legge nel Telegraph, una ricerca ha stabilito che per i bambini una porzione di pesto è peggio – tenetevi forte – di un hamburger di McDonald’s.

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«La scuola ha smesso di insegnare l’italiano»

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la-dolce-linguaStiamo assistendo a un fenomeno: i mali del nostro sistema di istruzione vengono spesso denunciati pubblicamente non dalla scuola, ma dall’Università e, a livelli più avanzati, dagli ordini professionali. Non si contano le lamentele dei professori di Giurisprudenza sull’incapacità degli studenti di quella Facoltà (la chiamo ancora così, anche se questa struttura è stata cancellata) di redigere la tesi o anche solo una tesina in un italiano accettabile. Alcuni docenti hanno deciso di eliminarle, perché sarebbero tutte da riscrivere. Fanno seguito le lamentele dei presidenti degli ordini forensi, nazionali e regionali, che denunciano l’impreparazione linguistica di molti giovani avvocati. Sui concorsi che riguardano questa categoria e anche quella degli aspiranti magistrati cali un velo pietoso (basta leggere le cronache dei giornali a ogni tornata di tali concorsi). Non si contano neppure le lagnanze per l’oscurità delle circolari ministeriali, dei testi normativi (perfino lo schema preliminare del decreto per l’esame di italiano nella maturità!), degli avvisi pubblici, criptici (che cos’è il «luogo dinamico di sicurezza» negli aeroporti, se non un «percorso di fuga» in caso di pericolo?) o pletorici (le Ferrovie dello Stato stanno consultando l’Accademia della Crusca per migliorarli).

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Sindaca? Solo un’idiozia boldriniana!

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baby-beer
La “cittadinanza” e non solo i “cittadini”, la “clientela” al posto de “i clienti”. E poi sindaca, assessora, ministra fino alla provocazione del cartello che invita a “procedere a passo d’uomo” e “di donna”.  Anche il Comune di
Torino sceglie il linguaggio di genere per i suoi documenti e la sua comunicazione. Continua a leggere

Revisionisti Usa, è ufficiale: siete idioti!

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fhfhfgh

L’ondata di revisionismo storico che ha colpito gli Stati Uniti abbattendo statue e simboli confederati in tutto il Paese non ha risparmiato la celebrazione del Columbus Day a Los Angeles.
Dopo la decapitazione di un busto a Yonkers e la possibile rimozione di una statua a New York, ieri il consiglio comunale della città californiana ha deciso, con quattordici voti favorevoli e appena uno contrario, l’abolizione della festa nazionale dedicata a Cristoforo Colombo, che sarà rimpiazzata da una giornata per commemorare «le popolazioni indigene, aborigene e native» vittime del genocidio — affermano gli attivisti che hanno sostenuto l’iniziativa — commesso dal navigatore genovese: un gesto che, secondo la mozione promossa nel novembre 2015 dal consigliere comunale Mitch O’Farrell, discendente della tribù Wyandot, si allinea all’esempio di numerose città americane, fra cui Seattle, Albuquerque e Denver, e, soprattutto, «ristabilisce la giustizia», ma contro cui si sono battute le organizzazioni italoamericane, che con il Columbus Day, il secondo lunedì d’ottobre, celebrano la propria eredità culturale.

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Cari Usa, su Colombo siete impazziti?

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Colombo monumento

La scritta in italiano sul monumento a Colombo eretto nel 1892 dagli italo-americani (largo Colombo, Nuova York), da me fotografata nell’agosto 2009

La prossima vittima della foga che in questa estate americana ha travolto statue e monumenti confederati in tutto il Paese potrebbe essere Cristoforo Colombo, il navigatore genovese che alla guida delle tre caravelle scoprì le Americhe nel 1492. Simbolo per gli italo-americani, l’esploratore è considerato una figura controversa per il trattamento riservato ai nativi americani al momento dello sbarco nel nuovo continente ed è diventato l’obiettivo di manifestazioni e petizioni contro «i simboli d’odio e di divisione razziale» (a Chicago hanno coinvolto Italo Balbo), che vanno avanti da due anni e che si sono intensificate nelle ore successive ai tragici scontri di Charlottesville, in Virginia, dove tre persone hanno perso la vita durante una manifestazione di suprematisti bianchi.

Le proteste contro il navigatore genovese sono esplose negli ultimi giorni. A Baltimora, in Maryland, una statua di Colombo eretta nel 1792 è stata distrutta a martellate. A Detroit, in Michigan, i manifestanti contro il suprematismo bianco hanno avvolto il monumento del 1910 all’esploratore in un drappo nero che, con l’ausilio di un pugno del black power, chiedeva: «Reclamiamo la nostra storia». A Houston, in Texas, una statua donata alla città dalla comunità italoamericana nel 1992, nel cinquecentenario della scoperta delle Americhe, è stata imbrattata di vernice rosso sangue. A Oberlin, in Ohio, il consiglio comunale ha approvato una risoluzione che abolisce il Columbus Day – il secondo lunedì d’ottobre, quest’anno il 9, festa nazionale negli Stati Uniti – sostituendolo con l’Indigenous People Day, la festa delle popolazioni indigene. Statue di Colombo sono sotto accusa anche a Lancaster (Pennsylvania), a Columbus (Ohio) e a San Jose (California), dove già nel 2001 un uomo provò a distruggere con un martello il monumento all’esploratore eretto in municipio, urlando «assassino». L’uomo fu arrestato e condannato a pagare 66 mila dollari per restaurare la statua.

A New York, invece, il destino della statua alta 23 metri che domina Columbus Circle è in mano a una commissione istituita dal sindaco — di origine italiana — Bill de Blasio. A trascinare il monumento nella bufera è stata una dichiarazione della presidentessa del consiglio comunale Melissa Mark-Viverito, che l’ha inserita nella lista dei simboli da valutare. «Li incoraggerò a decidere anche su quella», ha risposto Mark-Viverito ai giornalisti, parlando della statua donata alla città dagli italo-americani nel 1892. «Nei Caraibi — in particolare a Portorico, da dove vengo — si sta discutendo del fatto che non dovrebbero esistere monumenti a Cristoforo Colombo, considerando cosa significa per la popolazione nativa: l’oppressione e tutto quello che ha portato con sé».

Già nel 2013, nonostante le critiche, il sindaco de Blasio decise di partecipare alla parata del Columbus Day — «Ormai più una festa della comunità italoamericana che una celebrazione del personaggio», nota il New York Post— prendendo tuttavia le distanze dal navigatore. «È una figura controversa», disse all’epoca. «Ci sono diversi aspetti preoccupanti nella sua storia». Proprio per trovare una risposta a questo dibattito, de Blasio formerà nei prossimi giorni una task force, i cui membri dovranno stabilire in tre mesi gli «standard universali» per la commemorazione di individui da parte della città e determinare quali monumenti dovranno essere rimossi. «Prenderò decisioni sulle basi delle loro raccomandazioni», ha affermato il sindaco. «Valuteremo ogni monumento che possa in ogni modo suggerire odio, divisione, razzismo, antisemitismo o qualsiasi altro messaggio che sia contrario ai valori della città di New York».

Per salvare la statua di Columbus Circle, però, si è prontamente mossa la comunità italoamericana, che si è radunata nell’angolo sudoccidentale di Central Park per combattere — «come mai fatto finora» — e scongiurare la rimozione. «La comunità si mobiliterà e farà tutto il possibile per evitarla. Sarebbe uno schiaffo in faccia alla comunità italoamericana e non lo tollereremo», ha affermato John Fratta, a capo della commissione statale per la giustizia sociale, mentre il repubblicano Andrew Raia si dice pronto ad approvare una legge ad Albany – capitale dello Stato di New York e sede del parlamento locale – per bloccare ogni tentativo della città.

Le dichiarazioni della speaker Mark-Vivarito sono state contestate anche dal consigliere comunale Ron Castorina, che rappresenta il distretto — molto italoamericano — di Long Island. «È difficile giudicare Cristoforo Colombo, un uomo vissuto nel 1400, e utilizzare i principi odierni per stabilire che tipo di uomo fosse», ha affermato Castorina, appoggiato dai membri dell’Order Sons of Italy in America, la più antica organizzazione italoamericana, che rappresenta oltre 26 milioni di persone. «Quella statua ricorda gli italo-americani che hanno contribuito a costruire questa città», ha proseguito, sostenendo che molte delle vittime attribuite a Colombo fossero dovute alle malattie importate dall’Europa e alle quali le popolazioni indigene non erano immuni. «Gli immigrati italiani hanno costruito questa città, e quella statua è il loro regalo a New York».

Andrea Marinelli

Riso e biologia molecolare

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Risaia Strambi

Risaia lomellina (foto di Leonetto Strambi)

Il Centro ricerche dell’Ente nazionale risi, a Castello d’Agogna, individua eventuali contaminazioni transgeniche e supporta l’attività di selezione di risi resistenti al brusone, una delle malattie più frequenti in risaia. Sono le attività del laboratorio di biologia molecolare, che possono aiutare il risicoltore e allo stesso tempo tutelare il consumatore. Continua a leggere

«Ma Mosè ha posato per Michelangelo?»

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MichelangeloIl podio in questa bizzarra e inconsueta classifica delle domande che i turisti rivolgono alle guide spetta senz’altro a un australiano: «Ma voi degli antichi romani che ne avete fatto? Noi gli aborigeni li abbiamo messi nelle riserve: qui da voi dove sono?». Archeologi e storici dell’arte, appassionati della città e del loro lavoro, coloro che in questa calda estate hanno condotto i gruppi di stranieri a visitare i monumenti simbolo della Capitale, raccontano con ironia quanto di assurdo è loro domandato, anche se non nascondono amarezza: cercano di far capire la storia dei nostri capolavori, troppo spesso invano.

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E i francesi che s’incazzano…

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Comunque vadano a finire le attuali gravi controversie franco-italiane, la Libia, i migranti, i cantieri e il cuoco bolognese licenziato in Borgogna perché si rifiutava di stracuocere le tagliatelle, una guerra è improbabile. Come molti stranieri, e forse anche più di altri, i francesi non hanno grande considerazione per l’Italia, ma adorano gli italiani.
Perché il Paese sarà pure inaffidabile, inefficiente, inattendibile e ogni altro aggettivo che cominci per «in», ma è pur sempre quello che esporta gli oggetti più belli, le macchine più veloci, il cibo più buono, i vestiti più eleganti e Monica Bellucci. Continua a leggere