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Dilemma: Vespa o automobile?

Le previsioni meteo davano pioggia in Oltrepò Pavese. E purtroppo, anche mettendo il naso fuori dalla finestra, intorno alle 10 il cielo non lascia presagire nulla di buono. Nuvoloni blu scuro tendente al nero mi costringono a optare per il mezzo a quattro ruote.

Meta: Varzi. Ossia, per un lomellino purosangue come me impregnato di risaia e di pianura, alta montagna, con annessi e connessi. Ma l’invito dell’amico e collega Mattia Tanzi è impossibile da rifiutare perché ogni Primo Maggio il capoluogo dell’alto Oltrepò si veste a festa.

Parto in direzione ponte della Gerola, passo il Po, arrivo a Voghera e prendo per la valle Staffora. Fin qui tutto tranquillo, ma già fra Bagnaria, capitale delle ciliegie, a Varzi s’intuisce che parcheggiare nella cittadina non sarà come bere un bicchier d’acqua.

Io sono stato a Varzi due o tre volte in vita mia. Così inizio a tempestare Mattia di telefonate. «Ti consiglio vicino all’ospedale», mi suggerisce. Con fatica riesco a parcheggiare in una strada in salita e, prima di scendere, tiro il freno a mano. Operazione abituale solo quando sono nel Tigullio…

Una volta in centro, Mattia, re (giornalisticamente parlando) dell’alta montagna, m’introduce nel borgo antico, fatto ancora di pietra e di vicoli che sembrano carruggi liguri. In una cantina un produttore di salami sta lavorando in diretta. La tecnologia prevede che le operazioni siano trasmesse su uno schermo posizionato all’esterno, a beneficio dei passanti. Antico e presente fusi a “Varzi in fiera”.

Verso le 13 si presenta la necessità di rifocillarsi. In città gli agriturismi sono pieni e Mattia ha un’intuizione: «Ti porto io in un ristorante stupendo». «Ma è lontano? E bisogna arrampicarsi molto?», replico timoroso. «Ma no, circa venti minuti».

2Dopo migliaia di tornanti in salita fra i boschi, a bordo della sua 500 fiammante, arriviamo in
località Scaparina, Ceci di Bobbio, per la precisione 1.108 metri sul livello del mare. «Qui siamo esattamente al confine fra le province di Pavia e di Piacenza, e i Comuni di Menconico e di Bobbio – spiega il mio Virgilio oltrepadano – E i ristoratori sono fortunati, perché di loro scrivono sia La Provincia pavese sia La Libertà di Piacenza». Il posto dell’alta val Trebbia, mi viene spiegato, è frequentato soprattutto dalle comitive di motociclisti di tutto il Nordovest, che si fermano qui per una rigenerante merenda.

Entriamo e Mattia viene accolto calorosamente da Giuseppe Monfasani, fondatore del ristorante, e dalla figlia Daiana, oggi titolare con il fratello Alessandro. Di loro Mattia ha scritto più volte sulla Provincia pavese (http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2015/04/12/news/l-istrice-torna-dopo-anni-nell-alto-oltrepo-1.11225502?ref=search; http://ricerca.gelocal.it/laprovinciapavese/archivio/laprovinciapavese/2010/06/09/PT3PO_PT303.html).

Sul camino della Scaparina

Sul camino della Scaparina

Il ristoratore si avvicina al tavolo e racconta: «Da noi sono tornati i lupi. Ne avevo uno a pochi metri da me. Ma per i pollai non sono così pericolosi come le volpi».

Prima che arrivi l’antipasto, mi guardo intorno. L’atmosfera è familiare, rincuorante. Sulle mensole campeggiano sveglie, fisarmoniche e radio: tutto d’annata. Vicino al camino la famiglia Monfasani ha rievocato il sacrificio dei giovani locali che esattamente un secolo fa partirono per combattere gli austroungarici.

Dopo l’abbondante antipasto, Mattia ed io attacchiamo i primi piatti: tortelli con ricotta e tagliatelle con ragù di carne. Entrambi con pasta fatta in casa. Per finire, tagliata e torta di mele. Dopo i saluti e i ringraziamenti ritorniamo a valle.

Questa volta scendiamo da Pregola. D’obbligo una fotografia alla suggestiva chiesa di Sant’Agata Vergine e Martire, affiancata dal castello dei Malaspina. Qui siamo nel punto più meridionale della Lombardia: di fronte a noi si staglia la cima più alta, il monte Lesima (1.724 metri sul livello del mare).

La chiesa di Pregola

La chiesa di Pregola

Lungo il tragitto Mattia mi parla del punto d’incontro, poco distante, fra le Quattro Province (Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova), dei politici locali, che «da queste montagne controllavano l’intera provincia», della sua casa di famiglia a Casanova Staffora. «Stasera, dopo un pisolino, vado a mangiare lì: sono ospite del mio migliore amico – mi confida – Io sono ancora residente qui, malgrado abbia vissuto a Voghera e oggi a Pavia. Sono innamorato di queste valli. Non sono affascinanti?».

A Varzi facciamo un’ultima tappa all’agriturismo “La Sorgente”, lungo la strada che porta in provincia di Alessandria. Mentre alcuni gruppi stanno lasciando la sala ristorante, ci accolgono Debora Draghi e il suo promesso sposo Daniele. Mattia sarà testimone di nozze. «Posso organizzare io l’addio al celibato?», chiede a Debora senza peli sulla lingua. Un motivo di riservatezza mi vieta di pubblicare la risposta.

Debora e Daniele, futuri sposi

Debora e Daniele, futuri sposi

Verso le 17, prima di salutare, per tornare in Lomellina Debora mi consiglia di utilizzare la strada che porta in val Curone. «Vai a Fabbrica e di lì scendi a Tortona: se a quest’ora passi dalla valle Staffora, rischi di trovare una coda lunghissima verso Voghera».

Mattia mi accompagna all’automobile. «La prossima volta devi venire nel tardo pomeriggio: ti porto a mangiare in un altro bel posto». Non ho dubbi e accetto sin d’ora.

Risalgo in auto, passo il ponte sullo Staffora e mi avvio verso il versante parallelo. Anche qui una valle incantevole. I paesi scorrono lenti, mentre dal cd il mio amico Gigi Franchini canta “Ho un sassolino nella scarpa” e “Ma le gambe”: Fabbrica, Gremiasco, San Sebastiano, dove c’è il bivio per la val Borbera, Brignano Frascata, dove spicca uno degli antichi fortilizi del contado di Tortona, che fu assegnato ai Pavesi dopo la sua seconda distruzione (1164). Più a valle Volpedo e Monleale, regni delle pesche e delle fragole, Castellar Guidobono e Viguzzolo.

La val Curone

La val Curone

Aveva ragione Debora: coda evitata. La circonvallazione di Tortona mi conduce verso l’ex statale 211 della Lomellina. Ripasso il Po, questa volta a Pieve del Cairo, e sono di nuovo in Lomellina.

Con un pensiero: quanti dei milioni di visitatori cinesi, giapponesi e americani di Expo 2015 si faranno accompagnare nelle prossime settimane nelle valli Staffora e Curone? Nel caso, chiamino Mattia… (u.d.a.)

Per provare la cucina dell’alta montagna:

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