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Dal quotidiano “La Provincia pavese” di oggi

Il mulino diroccato di Galliavola. Foto di Mauro Marone

Il mulino diroccato di Galliavola. Foto di Mauro Marone

I 24 milioni di euro per le cascine abbandonate o da ristrutturare in tutta Italia nel triennio 2003-2005 non sono mai arrivati. La legge 378 del 2003, promossa dal sannazzarese Giacomo De Ghislanzoni Cardoli, non è mai stata applicata e ora un vasto patrimonio di architettura rurale rischia di andare perso per sempre. Se la legge 378 fosse riproposta oggi, potrebbe rinascere circa un terzo delle 600 cascine “storiche” della Lomellina, cioè costruite fra il Trecento e il Novecento. Si parla di cascine fortificate o monastiche (grange), di cascine-pievi come quella di Velezzo o delle ville agresti di età rinascimentale come il Colombarone della Sforzesca di Vigevano. Il deputato lomellino, che lasciò il Parlamento nel 2006 e che di professione è imprenditore agricolo, rievoca la storia della legge e i presupposti che ne erano alla base.

In che cosa consisteva il progetto di legge?

«Uno stanziamento di 8 milioni di euro annui per gli anni 2003, 2004 e 2005. Il Fondo nazionale per la tutela e la valorizzazione dell’architettura rurale sarebbe stato istituito presso il ministero dell’Economia. A sua volta il ministero avrebbe dovuto suddividerlo in proporzione alle richieste di finanziamento approvate da ciascuna Regione e in rapporto alle risorse messe a disposizione dalle singole Regioni».

Perché la legge non ha mai trovato applicazione?

«Perché la parte attuativa sarebbe spettata alla Conferenza Stato-Regioni, che non ha mai deliberato in merito. Era stato creato anche un gruppo di lavoro, finché nel 2006 io lasciai la Camera dei Deputati e, purtroppo, la legge cadde nel dimenticatoio».

Perché lei aveva firmato questa proposta di legge?

«Per salvaguardare e valorizzare le tipologie di architettura rurale di tutta Italia: insediamenti agricoli, edifici o fabbricati che costituiscono testimonianza dell’economia rurale tradizionale. Fra questi, ovviamente, rientrano le cascine della Lomellina, molte delle quali sono condannate a un triste abbandono. La legge, nelle mie intenzioni, avrebbe dato impulso anche all’attività agrituristica».

Che cosa prevedeva la concessione dei contributi?

«Era subordinata a una convenzione che prevedeva la non trasferibilità degli immobili per almeno un decennio, l’avvenuto rilascio dei permessi per realizzare le opere, la redazione del preventivo di spesa a cura del direttore dei lavori e sottoscritto dal proprietario, la possibilità di revoca dei contributi per il mancato inizio dei lavori entro sei mesi dal rilascio delle autorizzazioni o a causa di lavori eseguiti in difformità rispetto ai progetti».

C’è una speranza che almeno lo spirito di questa legge sia messo in atto?

«Io spero che le Regioni, attraverso i fondi dei Piani di sviluppo rurale, facciano rivivere questa legge per dare un futuro a migliaia di cascine».

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