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Dopo i due servizi usciti sulla Provincia pavese e relativi al ponte romano fra Langosco e Mantie, sono fioccate le polemiche. Riportiamo gli interventi del vercellese Reis e del sindaco di Candia Lomellina.

Questo l’intervento di Marco Reis

Del ponte romano di Mantie sul fiume Sesia, tra Lomellina e Vercellese, ci siamo occupati la scorsa settimana come associazioni che fanno capo a “La Rete” di Vercelli, effettuando un sopralluogo per produrre video e immagini piuttosto rare.

La rarità delle immagini non nasce, si sa, da una scoperta tout-court: il ponte, sicuramente noto alle genti del posto anche perché probabilmente nel Medioevo è stato… saccheggiato per ricavare grandi quantità di materiali da costruzione, è stato scoperto e segnalato ufficialmente 45 anni fa da Sergio Gaviglio insieme ai figli Dario e Daniele, e immediatamente studiato da Vittorio Viale, Silvino Borla e Domenico Molzino.

Questo dico perché ogni tanto è giusto ricordare i meriti anche di chi, magari, ha fatto tanto per le nostre comunità, ma non è famoso o non ha vinto un concorso ministeriale… o non ha scritto libri, dopo, dimenticandosi anch’egli di citare i meriti reali.

Ciò premesso, anche come vecchio collega devo chiederle cortesemente lo spazio per due piccole rettifiche.

  1. Un’opera imponente e strategica

Innanzitutto segnalo che non si trattava di “passerelle” romane, come commenta l’entusiasta sindaco di Candia, Stefano Tonetti.

Il signor sindaco fa benissimo a essere lieto e mi fa piacere dire che ne ha motivi anche eccezionali.

Era infatti un ponte monumentale.

Era un ponte coperto.

Aveva due corsie, tanto era importante il via vai sia civile sia, soprattutto, militare. Aveva una strada di accesso larga indicativamente una dozzina di metri.

Si poneva sull’asse viario strategico in arrivo da Piacenza.

Aveva ai lati – attuale sponda vercellese e sponda pavese – due importanti presidi militari.

Serviva Vercellae con una diramazione in direzione nord.

Al suo centro aveva un’imponente statua equestre in bronzo dorato.

E la chiesetta di Mantie è stata edificata su un tempio votivo.

Insomma, le nostre storie s’intrecciano con radici profonde, di cui certamente entrambe le nostre genti possono insieme andare orgogliose. Oltre che, giustamente, porsi il problema di come valorizzarle anche ai fini turistici.

2. Non Candia, ma Langosco e Motta

A questo proposito, però, mi corre l’obbligo di una seconda precisazione.

Perché – visto che si tratta di romanità – si tratta anche in questo caso di dare a Cesare quel che è di Cesare.

Non voglio alimentare battaglie di campanile, che non hanno nessunissima importanza, e tuttavia è giusto dire che, sì, di Lomellina si tratta, ma non del comune di Candia.

Mi spiace che il sindaco di Candia sia venuto al nostro sopralluogo, mentre eravamo in acqua, e non si sia rivolto ai nostri archeologi. Purtroppo si è fermato poco, probabilmente con lo scopo di proporsi subito ai giornali, non so.

Ma è storicamente e “giuridicamente” corretto dire che i due Comuni interessati sono Motta de’ Conti e Langosco. Non Candia.

Attenzione: la cosa buffa – ma significativa! – è che la vercellese Motta de’ Conti ha un suo spicchio sulla vostra sponda: è l’antica frazione di Mantie, appunto.

Al contrario Langosco ha un suo spicchio di territorio sul “nostro” versante vercellese. Sembra un casino, ma il ponte parte dal versante geografico pavese però in territorio comunale vercellese (spicchio di Mantie-Motta de’ Conti) e arriva sul versante geografico vercellese, ma in territorio comunale pavese (spicchio di Langosco di qua dal fiume).

E questo merita un sorriso e, tra di noi, un abbraccio in più: sono le radici profonde che intrecciano la nostra storia comune, e che proprio tra Motta e Langosco sono unite in modo semplicemente indissolubile.

Marco Rei
Coordinatore della “Rete”
Vercelli

P. s. I video dei nostri sopralluoghi, con le immagini rarissime per via della siccità ormai passata, sono su YouTube con la stringa Ponte Romano 1, e poi, 2, 3 e 4 (https://www.youtube.com/watch?v=wqoNwttVxL0).

Questa la risposta del sindaco Tonetti

Con rammarico apprendo come il mio entusiasmo nel vedere e comunicare ciò che, senza la secca del Sesia non si sarebbe potuto fotografare, sia stato mal interpretato.

Il mio entusiasmo nasce non da saccenteria, ma dalla consapevolezza che molti avevano già compiuto studi precisi e puntuali dei quali ero a conoscenza, amando il territorio in cui vivo e lavoro.

La mia professione molto prosaicamente mi porta a controllare il livello dell’acqua nei campi che coltivo che (per mia fortuna e/o sfortuna) sono vicini al corso del fiume Sesia. Non mi trovavo casualmente in quel luogo quando ho visto ciò che, da quando ho più interesse per il bene pubblico, storico e artistico, mai si è potuto vedere.

Sono, quindi, stato contattato telefonicamente: venivo invitato a partecipare al sopralluogo con la dott.ssa Invernizzi della Soprintendenza di Pavia.

Ero contento di poter essere coinvolto in un percorso in cui chi, effettivamente competente, ricominciava a far luce su qualcosa di straordinariamente interessante.

Sono sindaco di Candia Lomellina e conosco la cartografia territoriale e ancor più la planimetria catastale di quella zona perché devo sapere quali sono i confini dei campi che coltivo. Spiegato ciò, è chiaro che sapevo che quel “ponte” si trovava in zona di confine tra Langosco e Motta de’ Conti. So che Mantie – dove ho la cascina e dove forse è più giusto localizzare il ponte – è frazione di Motta e quindi ho provveduto a contattare subito il sindaco, Emanuela Quirci.

Io ho interesse a valorizzare il nostro piccolo territorio e non, come ironicamente è stato sottolineato, “apparire sui giornali” (anche se è chiaro che i giornalisti debbano scrivere – come vogliono – i loro articoli). So quali sono le competenze di ciascuno, quindi io potevo solo accompagnare “gli addetti ai lavori” e nulla di più!

Mi auguro che si possa lavorare con cordialità per potenziare e valorizzare quel poco che abbiamo e con le poche risorse di cui disponiamo.

Stefano Tonetti

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