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LambertiIntervista a Stefano Lamberti, presidente di Anga Lombardia e Pavia (Confagricoltura), e risicoltore e allevatore a Sant’Alessio con Vialone (Pavia).

  1. Il riso pavese è minacciato da quello del Sudest asiatico a dazio zero. Quali contromisure si possono attivare?

«È indispensabile e urgente l’attivazione della clausola di salvaguardia, a tutela della produzione comunitaria, da parte della Commissione Ue. I dossier predisposti dalla filiera agroindustriale italiana in sede europea dimostrano ampiamente le forti criticità di mercato generate dall’import a dazio zero proveniente dai Pma, ma ciò nonostante la clausola non è ancora scattata. Ci auguriamo che l’attività di monitoraggio in corso porti all’adozione di provvedimenti in tal senso. Il rischio di una grave crisi di mercato è ancor più accentuato dal recente accordo bilaterale Ue-Vietnam e sullo sfondo s’intravedono possibili e ulteriori pericoli legati agli accordi commerciali bilaterali che l’Unione Europea sta portando avanti con diversi partner, primo tra tutti il Ttip con gli Usa. La produzione di riso indica in Italia ed Europa si è già notevolmente contratta nel corso della presente campagna e i timori di un’ulteriore diminuzione sono molto forti, anche per le conseguenze che una marcata riduzione degli investimenti su varietà Indica potrebbe avere in termini di appesantimento del mercato riguardante le varietà Japonica destinate al consumo interno. Come Giovani di Confagricoltura abbiamo predisposto un approfondito documento che abbiamo chiamato “Pacchetto riso”, all’interno del quale sono state analizzate le problematiche riguardanti la filiera produttiva, che vuole essere di supporto all’attività sindacale posta in essere da Confagricoltura nell’ambito del coordinamento Agrinsieme, a livello nazionale, e del Copa Cogeca, a livello europeo.

La filiera risicola della provincia di Pavia rappresenta un fenomeno occupazionale e imprenditoriale di rilevante importanza e non ci possiamo permettere di correre il rischio di vederla fortemente destrutturata, com’è successo in passato con il comparto bieticolo-saccarifero. Chiediamo all’Unione Europea di non considerare il riso come mera e privilegiata merce di scambio nell’ambito degli accordi commerciali internazionali, augurandoci che il “Sistema Italia” riesca a sostenere e promuovere il relativo interesse nazionale, considerando che il nostro Paese rappresenta oltre il 50% dell’intera produzione comunitaria».

  1. Il vino oltrepadano, a vendemmia iniziata, sta attraversando una stagione difficile: quali le soluzioni?

«Difficile individuare soluzioni efficaci nell’immediato. Certamente è auspicabile una maggiore collegialità e progettualità a opera di tutti i soggetti interessati dal comparto vitivinicolo oltre padano. L’Oltrepò Pavese può e deve puntare sul riconoscimento dell’alto valore qualitativo intrinseco delle proprie produzioni vitivinicole, da accompagnare con la promozione della fruizione turistica del territorio che le genera, con l’ambizione di voler rappresentare un’eccellenza di alta gamma, tanto per i prodotti che per il territorio. L’Oltrepò Pavese non ha nulla da invidiare ad altri comprensori nazionali e per questo, consapevole della massa critica che tra l’altro esprime, può e deve essere valorizzato al meglio per la qualità delle proprie produzioni».

  1. Il Psr lombardo è stato approvato definitivamente: soddisfa il settore o che cosa non va?

«Ora l’importante è che il Psr, finalmente, possa partire con l’apertura dei primi bandi. Per il momento abbiamo potuto prendere visione delle disposizioni attuative di alcune misure tra le quali quelle destinate al biologico e agli investimenti aziendali: alcune criticità sono da segnalare in merito all’attribuzione dei punteggi destinati alla formazione delle graduatorie regionali che rischiano di essere penalizzanti per le aziende maggiormente strutturate e produttive, che in genere sono proprio quelle maggiormente interessate e disponibili a effettuare investimenti in azienda che permettano loro di essere competitive e rimanere sul mercato. Siamo in attesa dell’apertura del bando relativo al sostegno specifico per i giovani agricoltori, che riporta in maniera ancora più accentuata tale criticità, arrivando addirittura a escludere le aziende con una “Produzione standard” più elevata e questo ci preoccupa molto anche in considerazione del fatto che i giovani sono sempre più spesso alla guida delle aziende con superfici e valore aggiunto più consistenti rispetto alla media regionale. L’eventuale esclusione da tale sostegno, per questa tipologia di aziende giovani, risulterebbe infatti ingiustificata e controproducente.

Ci auguriamo infine che le misure agroambientali contenute nel Psr, di futura attuazione, possano aiutare concretamente le aziende a migliorare la sostenibilità ambientale dell’attività agricola attraverso l’esecuzione di impegni e l’implementazione di attività che tengano al tempo stesso conto delle specificità territoriali e delle principali criticità legate alle tradizionali colture lombarde».

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