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gas-egitto Il Centro elaborazione dati di Ferrera Erbognone ha contribuito a scoprire l’enorme giacimento di gas al largo delle coste egiziane. Il “cervellone” dell’Eni, che conta 60mila processori posizionati su uno spazio di 5.200 metri quadrati, ha scovato un giacimento in una zona dove erano già stati effettuati diversi tentativi. L’operazione è stata illustrata da Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, in un’audizione alle commissioni Industria di Senato e Camera.

«In quest’area – ha spiegato – altre società avevano perforato dieci pozzi, risultati tutti non commerciali o comunque secchi, senza idrocarburi. Noi siamo andati comunque avanti su questa concessione perché abbiamo ricercato temi geologici differenti utilizzando un modello “dolomitizzato” e, soprattutto, i nostri modelli per reinterpretare la sismica».

Nel centro ricerca della società petrolifera situato nelle campagne di Ferrera Erbognone è stato applicato il software “Reverse time migration”, che si occupa della “migrazione sismica”: calcola l’immagine del sottosuolo partendo dai dati sismici e della velocità sismica. Nel Centro elaborazione dati di Ferrera, esteso su una superficie di 50mila metri quadrati, i computer convertono i dati sismici in immagini simulando la propagazione delle onde sismiche nel sottosuolo. Alla scoperta del giacimento egiziano hanno partecipato anche gli uffici di San Donato Milanese e i laboratori di Bolgiano, dove si creano i modelli geologici. Inoltre, per stimare la velocità di propagazione sismica, che varia secondo le condizioni geologiche, si è usato un secondo software, “Eni-Depth velocity analysis”.

«Non possiamo che congratularci – dice il sindaco Roberto Scalabrin – con i tecnici del Ced di Ferrera, un’eccellenza tecnologica di livello mondiale».

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