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sacchiArrigo Sacchi allenatore, ma soprattutto uomo. A Ferrera Erbognone, a palazzo Strada, lo scrittore parmense Guido Conti ha presentato il suo libro “Calcio totale” (Mondadori, 288 p., € 18), intervista a tutto campo al “profeta di Fusignano” che 25 anni fa rivoluzionò i canoni calcistici dividendo l’Italia con il modulo a zona e il pressing a tutto campo.

Conti, perché è stato scelto proprio lei per la biografia di Sacchi?

«Perché non so quasi nulla di calcio. Abbiamo voluto raccontare l’uomo più che l’allenatore. Il padre gli regalò il primo pallone e iniziò a giocare terzino sinistro, ma capì subito di non essere tagliato per il calcio giocato. Così, dopo una parentesi nell’azienda di famiglia, andò ad allenare per seguire una passione».

Che cos’è il calcio per Sacchi?

«Mi ripeteva spesso che il calcio è lo specchio della società. Il calcio deve essere spettacolo, divertimento. Fu proprio questa sua caratteristica che colpì Berlusconi, quando lo ingaggiò nel 1987. Il suo 4-4-2 scandalizzò l’Italia tutta difesa e contropiede, ma alla fine andò controcorrente e vinse tutto. Quando capì di non divertirsi più, abbandonò la panchina».

Come deve essere l’atleta per Sacchi?

«Deve essere prima di tutto un uomo. Solo in un secondo tempo un professionista, deve sapersi relazionare con gli altri e deve avere talento: proprio per questi motivi Sacchi non allenerebbe mai un calciatore come Balotelli».

Che cosa ricorda Sacchi del mondiale perso con il Brasile?

«Mi ha raccontato che nel 1994 aveva ripensato al 1970, quando era in America per conto dell’azienda di famiglia. Vide in televisione l’Italia di Riva perdere contro Pelè, Jairzinho, Carlos Alberto Torres e Tostao. Poi, dopo che nella finale del 1994 Baggio sbagliò il rigore, pensò che la sua Italia era comunque andata molto al di là delle sue possibilità».

In campo internazionale Sacchi si tolse più di una soddisfazione.

«Una rivista inglese nominò il Milan di Sacchi la squadra di club più forte di sempre. Nel 1989, nella semifinale di Coppa Campioni, rifilò 5 gol al Real Madrid e in finale stese 4 a 0 lo Steaua Bucarest. Fu un trionfo: Barcellona fu invasa da 80mila milanisti».

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