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Martino d'Austria

Martino d’Asburgo-Lorena con la moglie, la principessa Caterina, e il primo figlio Bartolomeo

«Non potevo che vivere qui in Lomellina, fra queste zanzare e queste nebbie, che sono di certo affascinanti. In Lomellina, dove mio nonno Amedeo coltivava il riso». L’arciduca Martino d’Austria, esponente della famiglia Asburgo-Lorena, parla del suo rapporto con la terra delle risaie che ha imparato ad amare grazie a suo nonno materno, Amedeo di Savoia Aosta, il vicerè d’Etiopia morto nel 1942 prigioniero degli inglesi.
Convinto europeista, Martino affonda le radici culturali nell’Italia e nell’Austria, di cui suo nonno paterno, Carlo I, fu l’ultimo imperatore fra il 1916 e il 1918.
Quando è iniziato il suo rapporto stabile con Sartirana e la Lomellina?

 Nel 1983. Sono arrivato a Sartirana alla fine degli studi: per me era un luogo conosciuto da sempre, dove venivo a Pasqua e nei mesi estivi. Mia madre Margherita mi parlava spesso di suo padre, Amedeo, che negli anni Trenta possedeva il castello e l’attigua azienda agricola.

 Trova la Lomellina una terra accogliente?

 Molti si lamentano perché ci sono le zanzare d’estate e le nebbie d’inverno, ma io sostengo che c’è di peggio. Le nebbie non sono più quelle di vent’anni fa, mentre le zanzare sono molto più aggressive in Siberia. Sembra una contraddizione, ma è così: lo ha confermato mio fratello, che là era costretto a girare con una rete di protezione addosso. E poi la Lomellina si trova a un’ora dalla montagna e a un’ora dal mare: una posizione ottimale, direi.

Lei è un agricoltore di 47 anni, fra l’altro presidente dei risicoltori europei: le piace il suo lavoro?

 Molto. Nella mia azienda coltivo riso, ma anche mais e, da poco tempo, la colza con cui si ricava biodiesel, il “carburante verde”. E poi ci sono i pioppi, che rappresentano un elemento caratteristico del nostro paesaggio. Ho imparato ad amare questo lavoro grazie a mio nonno Amedeo: fra le due guerre mondiali era un imprenditore all’avanguardia, un filantropo. Le case dei suoi salariati avevano l’acqua corrente, l’energia elettrica e i servizi sanitari. E poi il nonno aveva stipulato un’assicurazione privata previdenziale. Era pratico, moderno: quando veniva a Sartirana risiedeva in un caseggiato rurale e mangiava il cibo dei contadini. Anche dopo la seconda guerra, quando gli scioperi erano all’ordine del giorno, da noi le mondine venivano volentieri.

Qui, nello studio dell’azienda agricola Castello, lei espone anche il ritratto di suo nonno Carlo I d’Asburgo-Lorena. Che idea s’è fatto dell’ultimo imperatore d’Austria?

 La sua figura sta per essere rivalutata anche sotto il profilo storico, dopo che le sue doti umane sono state esaltate da papa Giovanni Paolo II, che tre anni fa lo consacrò beato. Nel 1916 succedette in pieno conflitto al prozio Francesco Giuseppe e cercò disperatamente una pace separata con l’Intesa. Nel governo, però, era solo e i militari pretendevano che la guerra continuasse. Nel 1922 a Madeira, dove si trovava in esilio, si ammalò di polmonite: il suo cuore già debole non superò la malattia. Non aveva i soldi per pagarsi le cure mediche perché la Repubblica austriaca aveva confiscato tutti beni della nostra famiglia.

Nonno Carlo e nonno Amdeo, per lei due figure di riferimento.

 Sono state persone eccezionali: due gentiluomini che, pur non avendo conosciuto, mi hanno trasmesso molti valori, a cominciare da quello della lealtà. Durante la prima guerra mondiale combatterono su fronti avversi e, scherzo del destino, mio padre Roberto, un Asburgo, avrebbe sposato mia madre Margherita, una Savoia.

A Sartirana vivono anche sua moglie, la principessa tedesca Katharina Isenburg, e suo figlio.

 Sì. Adesso sono al mare, come una famiglia “normale”. Nostro figlio Bartolomeus compirà un anno il prossimo 27 luglio. Non abbiamo scelto un nome già presente nella famiglia Asburgo perché avremmo fatto confusione: ci sono già troppi Francesco Giuseppe e Rodolfo! Bartolomeus è il nome di un apostolo che ci piace molto, perché, dice la tradizione, non sa mentire.

Arciduca, lei parla cinque lingue. Si sente italiano o austriaco?

 Direi che sono europeo con radici italiane. Sono convinto che tutti i popoli d’Europa abbiano pari dignità: si deve essere patriottici, non nazionalisti. E poi anche nella stessa Lomellina lungo i secoli si sono succeduti i popoli più disparati.

Per decenni italiani e austriaci si sono combattuti, dall’Ottocento fino al 1918 e poi ancora dal 1943 al 1945. Qual è il suo giudizio storico su questo periodo?

 Credo che questi decenni debbano essere studiati con maggior distacco e con minor spirito di parte. Per esempio, non si dice che durante la Grande guerra l’Italia fu l’unico paese ad aver utilizzato il sistema della decimazione delle truppe, cioè un soldato su dieci del reggimento messo a morte per codardia. Allo stesso modo, i tedeschi hanno usato i gas nei combattimenti.

Ancora oggi, dopo quasi un secolo, gli Asburgo-Lorena sono discriminati in Austria?

 Certo ed è un fatto inaccettabile. Come ho detto, mio nonno morì a causa della mancanza di adeguate cure mediche: non aveva più nulla perché nel 1918-1919 la neonata Repubblica gli aveva confiscato tutto il patrimonio di famiglia. Ancora oggi, nel 2007, noi Asburgo-Lorena non potremmo essere eletti presidenti della Repubblica austriaca. Io ritengo che le colpe, se di colpe si deve proprio parlare, dei padri non debbano mai ricadere sui figli e sui nipoti. E’ una lezione che l’uomo dovrebbe imparare.

Intervista pubblicata il 12 luglio 2007 sul quotidiano La Provincia Pavese

http://www.laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2007/07/12/news/io-arciduca-felice-tra-le-zanzare-1.600673?ref=search

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