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orca«Arrivai in Lomellina alla fine degli anni Sessanta con mio marito Eriprando: le risaie erano allagate, vedevo aironi bianchi dappertutto. Mi innamorai subito di questa terra che ormai mi piace più di Roma». Francesca Patrizia Ruspoli è un’esponente della famiglia dei principi di Poggio Suasa, aristocrazia romana dal XIII secolo. La nobildonna parla del suo rapporto con Castellaro de’ Giorgi, dove si trova l’antica tenuta agricola appartenuta alla nonna di Eriprando Visconti Modrone, Carla Erba, erede della famiglia farmaceutica milanese. Su un portone che dà sulla provinciale per Mede spicca lo stemma del Biscione visconteo. La principessa, aiutata dal figlio Edoardo, è una dinamica imprenditrice agricola; pochi mesi fa ha aperto anche un emporio. Gira per la vasta tenuta a bordo di una macchina elettrica da golf: al suo fianco il cane Lillo e un branco di oche dalle penne bianche e grigie. In ogni angolo della tenuta sembra rivivere Eriprando, per gli amici Prandino: suo padre Edoardo era fratello di Luchino, il regista. Al termine della sua attività cinematografica, il conte Eriprando Visconti Modrone ha sempre avuto come punto di riferimento la tenuta di Castellaro. Nei suoi film (“Una storia milanese”, “La monaca di Monza”, “Strogoff”, “L’orca”, “Oedipus orca”, “Una spirale di nebbia” e “Malumore”) ha diretto attori del calibro di Paola Pitagora, Salvo Randone, Flavio Bucci, Gabriele Ferzetti, Stefano Satta Flores, Duilio Del Prete e un giovane Michele Placido.

Principessa, lei conobbe Castellaro dopo il matrimonio con Eriprando.

«Ci incontrammo nel mondo artistico romano: era il 1969. Allora avevo 29 anni ed ero una fotografa, Eriprando era un regista già conosciuto. Nel 1961, al suo esordio dietro la macchina da presa con il film “Una storia milanese”, vinse il premio della critica alla Mostra del Cinema di Venezia. Il Nastro d’argento della critica andò a Romolo Valli come miglior attore non protagonista. A molti poteva sembrare che il nostro fosse stato un matrimonio combinato perché provenivamo da due famiglie nobili, ma non fu così. Ci sposammo per amore».

Fu Eriprando a farle conoscere la Lomellina?

«Sì. Mio marito mi parlò di questa grande azienda agricola di famiglia in cui da secoli si produce riso. Me ne innamorai all’istante: è un amore che è rimasto intatto».

Qual era il sentimento di suo marito verso la Lomellina?

«Direi che fosse adorazione. Qui a Castellaro, nella tenuta di famiglia, veniva spesso da bambino anche per studiare in un ambiente tranquillo. Vicino alla casa si trovano molti boschi e diversi laghetti in cui Eriprando si recava spesso. Poi, negli anni che precedettero la sua morte, avvenuta a Mortara nel 1995, seguì molto da vicino l’attività agricola. All’inizio degli anni Ottanta alcune scene del suo ultimo film, “Malamore”, furono girate proprio qui, nella campagna di Castellaro».

Dalle nozze sono nati Edoardo, nel 1970, e Ortensia, nel 1972.

«Edoardo ha ereditato dal padre la passione per la vita all’aperto e oggi gestisce l’azienda agricola di famiglia. Ortensia è scrittrice e giornalista: ha appena finito di girare un documentario su Cuba. Lei viene poco in Lomellina, a causa degli impegni di lavoro».

Lei, principessa, fa la spola fra Roma e Castellaro.

«Dal lunedì al giovedì sto a Roma, dove dirigo uno studio di arredamento. Ci occupiamo di ristrutturazione degli alberghi storici. Poi, il venerdì, arrivo a Castellaro per seguire l’azienda agricola, il ristorante Corte Visconti e la nuova attività dell’Emporio della Lomellina. Abbiamo abiti orientali, pezzi di antiquariato, piatti e stoviglie d’epoca e anche prodotti gastronomici. E’ un impegno che sta regalando soddisfazioni a me e alla mia socia».

Lo zio di Eriprando era Luchino Visconti. Che ricordo ha di lui?

«Si vedeva poche volte qui a Castellaro. Aveva una personalità fortissima, sapeva imporsi su chi gli stava intorno e quindi anche sul nipote Eriprando. Comunque, mio marito gli fu sempre molto legato, al di là degli impegni professionali in cui lavoravano fianco a fianco. In camera da letto è appesa ancora una fotografia di Luchino scattata nel 1936, oltre ad altri ritratti provenienti dell’album di famiglia».

Corrado Colombo, l’assistente di regia di Eriprando, annotò: «Ha perseguito con coraggio e determinazione una carriera autonoma, consapevole della grandezza smisurata dello zio».

«Mio marito aveva recitato nel capolavoro “Senso”, in una piccola parte. Aveva 22 anni e ricopriva il ruolo di un ufficiale austriaco. Poi, dopo aver fatto da aiuto regista allo zio, Eriprando volle seguire una strada autonoma. Sotto l’aspetto umano, sapeva cogliere l’aspetto più profondo delle persone, capiva subito i problemi dei suoi interlocutori e ne diventava amico. E questo malgrado fosse di carattere introverso».

Le piace di più vivere a Roma o nella piccola Castellaro, in questo borgo della Lomellina agricola in cui nel raggio di poche centinaia di metri si trovano la tenuta, il ristorante e il suo nuovo emporio?

«Non c’è dubbio: qui a Castellaro, soprattutto per motivi sentimentali. Quattro anni fa il Comune di Torre Beretti intitolò una piazzetta alla memoria di mio marito che venerava la pianura lomellina, le sue risaie, i suoi silenzi così affascinanti. Io mi sono appassionata all’emporio, oltre naturalmente a seguire l’attività agricola, in cui si producono riso e mais. Oggi non riuscirei a fare a meno della Lomellina: mi piace così come 40 anni fa, quando giunsi qui sotto braccio a Eriprando».

Intervista pubblicata sul quotidiano La Provincia pavese il 17 luglio 2007

http://www.laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2007/07/17/news/riso-e-mais-i-miei-gioielli-1.600690?ref=search

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