Tag

, , , ,

anglicismiMartedì scorso sulla Rete Uno della Radiotelevisione Svizzera è andata in onda la puntata del programma radiofonico “Millevoci”, diretta da Nicola Colotti. Sul piatto un tema caro all’Accademia della Crusca: il rapporto tra la lingua italiana e gli anglicismi, già trattato nel convegno La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi e nell’omonimo libro elettronico disponibile in rete.

Durante la puntata vengono intervistati Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca e docente presso l’Università del Piemonte Orientale, Alessio Petralli, membro del comitato direttivo di Coscienza Svizzera, esperto di comunicazione e docente di italiano, e Annamaria Testa, giornalista e docente universitaria esperta di comunicazione.

Nel corso dell’intervista il presidente dell’Accademia parla del gruppo Incipit, nato presso l’Accademia della Crusca per iniziativa di un gruppo di studiosi e specialisti della comunicazione italiani e svizzeri (Michele Cortelazzo, Valeria Della Valle, Jean Luc Egger, Claudio Giovanardi, Claudio Marazzini, Alessio Petralli, Remigio Ratti, Luca Serianni, Annamaria Testa) con lo scopo di monitorare i neologismi e forestierismi incipienti.

Lo spunto arriva da un libro all’apparenza accademico: La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi (a cura di C. Marazzini e A. Petralli). Si tratta di un’opera collettiva frutto della collaborazione tra l’Accademia della Crusca di Firenze, Coscienza Svizzera e la Società Dante Alighieri redatta in tre lingue (italiano, francese e spagnolo), in cui a dominare la scena è l’inglese, o meglio, sono gli anglicismi che infarciscono sempre più le lingue latine.

Perché usare “Voluntary disclosure” quando si potrebbe dire altrettanto elegantemente (e rapidamente!) “Collaborazione volontaria”? E che dire del “Quantative easing” o delle “Extraordinary rendition”? Tema complesso quello delle locuzioni tecnico-politiche, la cui traduzione letterale dall’inglese in italiano può risultare complicata o riduttiva. Come porsi però di fronte a espressioni ormai “impiantate” nella nostra lingua quotidiana come briefing, workshop, standing dinner, hot spot, look, glamour, gossip, ecc…?

Proviamo a immaginare le alternative per riflettere sull’evoluzione (o involuzione) della lingua italiana e dei suoi anglicismi. Yes, we can!

Il titolo del libro richiama direttamente il convegno “La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi”, tenutosi nella sede dell’Accademia e in quella della Società Dante Alighieri di Firenze il 23 e il 24 febbraio scorsi.

Il convegno nasceva dall’esigenza di restituire agli italiani la piena fiducia nella loro lingua in tutti gli usi, compresi quelli scientifici e commerciali, senza combattere battaglie di retroguardia contro l’inglese e consapevoli che il lessico è di per sé la parte più sensibile al mutamento e alle innovazioni di ogni lingua.

Nel corso delle due giornate di lavori si cercava di fare il punto sulla diffusione dei neologismi e soprattutto degli anglicismi, anche in riferimento alla situazione degli altri paesi europei di lingua romanza.

A qualche mese di distanza, questa pubblicazione raccoglie gli atti del convegno. Oltre a specialisti italiani di chiara fama, intervengono studiosi spagnoli, portoghesi, francesi, svizzeri: Gloria Clavería Nadal, Michele A. Cortelazzo, Valeria Della Valle, Jean-Luc Egger, Claudio Giovanardi, John Humbley, Teresa Lino, Claudio Marazzini, Alessio Petralli, Remigio RattiLuca Serianni, Anna Maria Testa.

Il libro è disponibile in tre lingue (italiano, francese e spagnolo), in versione elettronica e, su richiesta, anche in versione cartacea.

È possibile acquistare il testo sul sito dell’editore Go Ware: : www.goware-apps.com/la-lingua-italiana-e-le-lingue-romanze-di-fronte-agli-anglicismi-claudio-marazzini-alessio-petralli-a-cura-di/

Annunci