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calendarioA Roma il Capodanno, che in origine si celebrava a marzo, fu fissato il 1° gennaio nel 191 a.C. dal pontefice massimo ‒ la più alta autorità religiosa di Roma antica ‒ con la lex Acilia de intercalatione. Dal 153 a.C. era il giorno in cui i consoli romani entravano in carica.

Nell’antica Roma, il primo giorno del mese (in latino calendae, da cui il nostro calendario) di gennaio il pontefice offriva a Giano farro con sale e una focaccia fatta con cacio grattugiato, farina, uova e olio per propiziare l’influenza benefica del dio sulla natura e sui futuri raccolti. Quel giorno non era vacanza, anzi gli atti lavorativi avevano un valore rituale, secondo le prescrizioni di Giano che dice, come riporta Ovidio: “Consacrai al lavoro l’anno che appena comincia perché non sia l’intero ciclo ozioso”. I Romani invitavano gli amici a pranzo per scambiarsi un candido vaso di miele con datteri e fichi secchi: “Perché l’anno che inizia sia dolce”, dice ancora il poeta. I fichi, detti strenae (da cui il nostro strenna) erano accompagnati da foglie d’alloro, come augurio di fortuna e di felicità. Le foglie e i ramoscelli erano raccolti nel bosco sacro della dea Strenia, situato sul monte Velia, e ornavano anche le porte degli edifici più importanti, come il tempio di Vesta, le Curie, le case dei flamini maggiori (sacerdoti), che si richiamava alla tradizione instaurata dal secondo re di Roma, Numa Pompilio.

Gennaio era dedicato a Giano, il dio bifronte che guarda indietro, ossia alla fine dell’anno trascorso, e avanti, ossia all’inizio del nuovo anno. Il dio che si celebrava in chiusura dell’anno, però, era Saturno: durante la festività dei Saturnalia di dicembre i padroni cucinavano per gli schiavi e servivano loro suntuosi banchetti. Era il periodo dei contrari, con i servi nel ruolo dei padroni, le donne in quello degli uomini, i bambini al posto degli adulti.

Semel in anno licet insanire (una volta l’anno è lecito impazzire): erano le eccezioni che confermavano le regole, perché ogni cosa nei giorni seguenti potesse andare avanti come prima.

Curiosità: il Capodanno dell’antico calendario romano (1° marzo), quando non esistevano i mesi di gennaio e febbraio, rimase in uso per tutta la storia della Repubblica di Venezia, fino al 1797.

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