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alazzo-chigiIl governo dovrebbe imporre dall’alto la fusione dei Comuni inferiori ai 5mila abitanti. I sindaci della Lomellina approvano la possibilità prevista dalla legge Delrio, che riprende e amplia il precedente Testo unico degli enti locali del 2000, dicendosi contrari con una larga maggioranza ai campanilismi. Nella Legge di stabilità votata alla fine di dicembre, fra l’altro, è previsto che una quota del Fondo di solidarietà comunale non inferiore a 30 milioni di euro vada ai Comuni istituiti a seguito di fusione «al fine di incentivare il processo di riordino e semplificazione degli enti territoriali».

Il più energico è Silvia Ruggia, sindaco di Lomello (2.300 abitanti). «Paesi con poche decine di abitanti – dice – non dovrebbero più esistere per ovvi motivi, soprattutto di risparmio economico. Però lo Stato e la Regione dovrebbero intervenire dall’alto perché, altrimenti, a livello locale non si troverebbe una soluzione e preverrebbero comunque le visioni miopi».

Sulla stessa lunghezza d’onda c’è Stefano Tonetti, sindaco di Candia Lomellina (1.650 abitanti). «Noi a Candia – spiega – abbiamo già avuto un’esperienza simile: nel 1929 l’allora Comune di Terrasa fu accorpato a Candia, di cui oggi è frazione. L’intervento d’autorità è l’unico efficace in caso di paesi con poche decine o centinaia di abitanti: sono favorevole alla fusione fra piccoli centri, ma solo se decisa dal governo o dalla Regione».

A Breme (800 abitanti) il sindaco Francesco Berzero parla di «scelta obbligata». «Ormai i trasferimenti statali – spiega – diminuiscono di anno in anno e quindi si dovrebbe sfruttare la fusione anche per incamerare le agevolazioni previste dalla legge. Non credo molto nel referendum che dovrebbe sancire la fusione dei Comuni perché solitamente va alle urne solo una ristretta minoranza».

Dario Biancardi, vice sindaco di Suardi (650 abitanti), sogna una fusione dei paesi rivieraschi del Po. «Sarebbe opportuno – dice – che Torre Beretti, Frascarolo, Suardi, Gambarana e Pieve del Cairo si congiungessero in un unico Comune: potremmo associare i servizi fondamentali e, in questo modo, far risparmiare i nostri cittadini».

Pier Roberto Carabelli, sindaco di Valle Lomellina (2.200 abitanti), si dice favorevole all’accorpamento dei piccoli paesi con realtà maggiori. «Paesi di 200 abitanti – dice – presi singolarmente non hanno alcuna prospettiva: al contrario, andrei con più circospezione quando si parla di accorpare Comuni omologhi di 2mila abitanti: sono realtà economiche e culturali differenti, che difficilmente accetterebbero di sciogliere il proprio Comune».

Unica voce fuori dal coro è quella di Roberto Scalabrin, sindaco di Ferrera Erbognone (1.200 abitanti). «Per fortuna – confessa – il mio Comune non ha problemi finanziari e quindi non è attirato dagli incentivi che arriverebbero da Roma o da Milano in caso di fusione. E se proprio dovessimo fonderci, ciò dovrebbe avvenire con realtà limitrofe della nostra entità o più piccole».

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