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Bosio Bortolas e Morandini

Da sinistra, Bosio, l’ex sindaco di Candia Lomellina, Carmen Bortolas, e Morandini

Angelo Bosio è l’ultimo costruttore di barcé, termine dialettale che indica le imbarcazioni da fiume a fondo piatto. Il 74enne vogatore di Valenza, una vita trascorsa sulle acque del Po e di molti altri fiumi italiani, racconterà la sua avvincente storia di “lupo di fiume” sabato, alle 10, a Candia Lomellina nell’aula consiliare di piazza San Carlo. All’incontro promosso dal Comune e dall’associazione “Il Remo” saranno presenti anche Guido Morandini, regista Rai e appassionato di barche da fiume, e Giancarlo Pirola, fondatore del “Remo”, l’associazione candiese che alla fine di agosto organizza la regata dei barcè sul Sesia, sotto il ponte che collega Lomellina e Monferrato. «Sabato – anticipa Pirola – illustreremo le nostre iniziative per la riscoperta del barcé, che comprendono una sorta di scuola per vogatori in erba e alcune dimostrazioni pratiche sul Sesia nei mesi di maggio e giugno». La mattinata prevede anche la proiezione del documentario “Spartiacque: la cattedrale sull’acqua”, trasmesso da Rai5 e firmato da Morandini.

Bosio, da che cosa nasce il suo amore per i fiumi?

Sono appassionato del Po e delle sue imbarcazioni sin da quando ero adolescente. Mi sedevo sulle rive per guardare passare lentamente i barcè. Il mio interesse per il fiume non è venuto meno neanche quando sono stato assunto da un’azienda orafa della mia città.

Quando ha iniziato a costruire i barcè?

Circa vent’anni fa. Credo che abbia influito molto la mia manualità artigianale. Un amico mi ha concesso di utilizzare il capannone di una sua cascina nei pressi di Valenza, a pochi metri dal fiume. Così ho iniziato a realizzare queste imbarcazioni prima come regalo per qualche amico e poi anche per me stesso. Oggi per la costruzione di un barcè impiego circa un mese. Tranne che per l’imbarcazione da laguna a sponda alta che ho realizzato appositamente per un documentario televisivo: quella volta impiegai due mesi.

Quale tecnica utilizza per fabbricare i suoi barcè?

Seguo le indicazioni tramandate dai vecchi vogatori, ma preferisco non usare il legno, materiale troppo soggetto agli agenti climatici esterni. Oggi è preferibile il compensato marino, particolare tipo di legno multistrato, utilizzato in ambito nautico per la comprovata resistenza all’umidità e la limitata manutenzione.

Lei è anche un ottimo vogatore: quali fiumi conosce?

A parte ovviamente il Po, il Ticino e il Sesia, nel tempo libero ho vogato sui fiumi più importanti d’Italia: dal Tevere all’Arno e in quelli del Triveneto. Conosco molto bene il Tagliamento e il Timavo, oltre alla laguna di Grado. Una volta ho risalito il Po controcorrente, dal delta fino a Valenza. Da qualche tempo la mia media annuale su imbarcazioni a remo è di circa mille chilometri.

Da quando gareggia nelle competizioni amatoriali?

Da 25 anni. Ho iniziato a Valenza nel 1990 quasi per gioco e poi ho partecipato a numerose manifestazioni. Preferisco le gare individuali, ma nel caso di un equipaggio doppio sono affiancato dal mio amico di Vigevano Piero Corsico Piccolino. Devo ammettere che la pluriennale esperienza ha influito molto sui risultati: mi classifico sempre al primo o al secondo posto. Ma la medaglia d’argento è dovuta solamente a qualche mio errore….

La sua attività è documentata anche dai mass media?

Qualche anni fa insegnai l’arte del remo a Guido Morandini, produttore e regista Rai, appassionato di bicicletta e di canoa. Ha chiesto la mia collaborazione per realizzare il documentario “Spartiacque”. Poi ho spiegato il Po anche al giornalista Paolo Rumiz, che su “Repubblica” ha ripercorso le leggendarie vite del fiume in un viaggio avventuroso e nostalgico.

Umberto De Agostino

Uscito oggi su La Provincia pavese (www.laprovinciapavese.it)

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