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FotoliPur non appartenendo alla schiera degli atei devoti che si entusiasmano a ogni sortita dei preti, vorrei appoggiare una battaglia davvero moderna della Santa Sede: lo studio del greco e del latino. E’ stato il Pontificio comitato di scienze storiche, nel silenzio imbarazzante dei governi «laici», a lanciare l’allarme. I giovani europei conoscono sempre peggio le lingue morte, eppure questo non li ha resi affatto più vivi. Una colossale idiozia propalata dal luogo comune è che Pindaro e Virgilio non servano a nulla. Come dire che la cyclette è inutile perché al termine dello sforzo non ti sei mosso di un millimetro. Ora, è evidente che in nessun colloquio di lavoro ti chiederanno il quinto canto dell’Eneide (magari nemmeno per diventare insegnanti di latino) e che nessuna ragazza pretenderà di essere corteggiata con i versi dei lirici greci, per quanto più struggenti di tante frasette che si trovano nei cioccolatini. Dal punto di vista di un’utilità immediata, quindi, Pindaro e Virgilio non producono risultati. Però allenano a pensare. Attività fastidiosa e pesante. Ma ancora utile. Anche per trovare un lavoro o una ragazza.

Latino e greco sono codici a chiave, che si aprono soltanto con il ragionamento e un’organizzazione strutturata del pensiero. Insegnano a chiedersi il perché delle cose.

Chi impara a districarsi fra Tacito e Platone assimila una tecnica che potrà applicare a qualunque ramo del sapere e della vita. Non è un caso se i migliori studenti delle facoltà scientifiche provengono dal liceo classico. Un tempo queste considerazioni abbastanza ovvie venivano fatte dai genitori, per convincere gli adolescenti riottosi a cogliere la vitalità latente di una lingua morta. Adesso si preferisce tacere, forse per rispettare il diritto dello studente a rovinarsi il futuro con le proprie mani.

Massimo Gramellini

http://www.lastampa.it/2006/10/31/cultura/opinioni/buongiorno/il-latino-e-la-cyclette-trGBO2ZCPf8bZkv6NzZY7N/pagina.html

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