Tag

, , ,

abrUn pastore maremmano adottato e sfamato da un paese intero, Breme, in Lomellina. Ora la commovente storia di Barnaba, nome del santo patrono imposto al cane, è raccontata anche dai bambini della scuola elementare, che hanno scritto a modo loro la storia del randagio diventato il simbolo di Breme. L’animale, dal pelo bianco e di circa 50 chilogrammi di peso, era stato visto aggirarsi per la prima volta nelle campagne fra le cascine Cascinetta e Rinalda, verso Candia. In seguito, Barnaba si è avvicinato al centro abitato.

«Da sempre molto sospettoso – spiega il sindaco Francesco Berzero – il cane non si allontana quasi mai dalla zona del peso pubblico di via Verdi, dove fra l’altro ha fatto amicizia con la cagnolina di un residente. Poco a poco i bremesi si sono affezionati a questo maremmano bianco e così il Comune ha pensato di posizionare qui una cuccia». Barnaba non si fa avvicinare da nessuno e anche l’accalappiacani incaricato dal Comune su indicazione dell’Asst e della Provincia non è mai riuscito ad afferrarlo. Così il maremmano vive grazie al buon cuore dei bremesi e, in particolare, di Fernando Pozzato, che gli porta il cibo a intervalli regolari. «Impossibile – aggiunge – citare tutti i concittadini che si occupano di Barnaba: ricordo solo Angelo, che alle 6 di mattina lascia qualche boccone prima di andare al lavoro, Silvano, da cui il cane si reca ogni giorno verso le 9, e le associazioni Zampette felici di Mortara e Il Rifugio di Breme». E poi ci sono i bambini Giulio, Sofia e i due Christian, iscritti alla quinta elementare di Candia Lomellina: sono stati loro a sollevare il caso del randagio coinvolgendo le maestre Raffaella Garzia, Elisa Gnan, Stefania Cerra e Chiara Campana. «I temi dei nostri alunni – spiega Raffaella Garzia – sono stati consegnati al sindaco Berzero, che è venuto in classe per incontrare i ragazzi e raccontare la storia di Barnaba». Molto toccanti i temi dei bambini, alcuni dei quali hanno scritto calandosi nei panni del maremmano.

Giulia: «Aspetterò sempre i miei padroni, perché anche se mi hanno abbandonato sono la mia famiglia». Alberto: «Un giorno il mio padrone mi ha portato a passeggio, mi ha detto di aspettare un attimo e non è più tornato». Jennifer: «Ho rotto il vaso sul tavolo e il padrone mi ha cacciato di casa». Denise: «Forse prima di abbandonarlo lo avranno bastonato e picchiato, perché non si fa avvicinare».

Ma per Barnaba c’è una speranza: nel caso si facesse avvicinare, due famiglie di Breme sono pronte ad accoglierlo.

Annunci