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gioNel 1848 gli ideali risorgimentali sono diffusi in Lomellina, in particolare, dal mortarese Giovanni Josti, deputato al Parlamento Subalpino e consigliere della Divisione di Novara, e dal prevosto Giuseppe Robecchi, di origini gambolesi, parroco per un quarto di secolo a Vigevano. Poi sono da citare il nobile Giacomo Plezza, nato a Cergnago nel 1806, senatore, ministro dell’Interno del Regno di Sardegna dal 27 luglio al 18 agosto 1848, vicepresidente del Consiglio divisionale di Novara e presidente del Consiglio provinciale di Lomellina; i medesi Gaspare Cavallini e Giuseppe Cambieri, deputati al Parlamento Subalpino; l’ingegnere mortarese Epifanio Fagnani, deputato al Parlamento Subalpino in rappresentanza dei collegi di Garlasco e di Sartirana, collaboratore dell’ingegner Carlo Noè nell’ideazione, nello studio e nella progettazione del canale Cavour; l’ingegner Angelo Valvassori, deputato al Parlamento Subalpino per il collegio di San Martino Siccomario; l’avvocato mortarese Luigi Rossi, profugo a causa dei moti del 1821, sindaco di Mortara nel 1846, consigliere della Divisione di Novara e senatore del Regno; l’ingegner Pietro Robecchi, fratello di Giuseppe, deputato al Parlamento nel 1849 per il collegio di Vigevano; e il canonico mortarese Giuseppe Gusmani, autore di una voluminosa storia della Lomellina.

Un secolo dopo, il 10 giugno 1948, Francesco Pezza scriverà sulla Provincia pavese: “La divampante fiamma dell’italianità, che del popolo lomellino faceva l’antesignano delle province piemontesi, simboleggiata nell’eloquente e catoniana consegna dell’on. Josti agli operai, La mano sull’elsa e gli occhi al Ticino, non era un’infatuazione improvvisa: era uno stato d’animo di una lunga elaborazione, che aveva tratto i suoi levami di una fitta e splendida tradizione di martiri e di intrepidi veggenti, balzati fuori da ogni borgo a irradiare la loro fede nella patria e nella libertà l’intiera Lomellina”.

L’opera propagandistica di questi alfieri del Risorgimento lomellino mette le radici a tal punto che già il 18 marzo, poche ore dopo l’insurrezione milanese, a Mortara si costituisce un comitato per organizzare una spedizione di soccorso. Le prime comunicazioni ufficiali riportate qui accanto esprimono molto efficacemente lo straordinario entusiasmo suscitato in Lomellina dagli avvenimenti meneghini. Da Mortara le circolari raggiungono tutti i Comuni della Provincia di Lomellina e gli appelli ai cittadini più in vista e intraprendenti si moltiplicano. In due giorni alla cassa di guerra affidata a Giovanni Battista Cortellezzi affluiscono 10.000 lire, fornite dai patrioti più abbienti e dalla Provincia.

I volontari partono verso il Gravellone, punto di confine alle porte di Pavia, sotto il comando del capitano Giuseppe Prina, candiese, che però lascerà subito il testimone a Nino Bixio, futuro braccio destro di Garibaldi. Il battaglione lomellino, dietro la bandiera della compagnia sventolata dall’alfiere Busti, passa il Ticino a fianco dei genovesi e raggiunge Milano. Gli avvenimenti del marzo 1848 sono stati incasellati in modo minuzioso da Francesco Pezza, che ha attinto ai carteggi del Comitato provvisorio, oggi conservati nell’archivio comunale di Mortara, e alle lettere di Vittorio Verani, in quelle settimane esattore mandamentale a San Martino Siccomario ».

Da Mortara si mobilitano, oltre ai già citati capitano Prina e portastendardo Busti, l’ufficiale pagatore Luigi Cotta Ramusino, il tenente Casimiro Paldi, il sergente Guerra, i caporali Paolo Troncone, futuro ingegnere, e Luigi Calvi, i trombettieri Carlo Ricci e Giuseppe Tessera, Francesco Sozzani, Marcello Fumagalli, Pasquale Fumagalli, Enrico Pissavino, Antonio Grassi, Carlo Vedani, Armando Cerrutti, Giuseppe Mazzini, Vittorio Ragazzoni, Pietro Vedani, Cesare Bobbiese, Giuseppe Cotta, Costantino Monti, Cesare Spagna, Giovanni Battista Pagani, Pietro Segù, Pietro Josti (nipote di Giovanni), Giovanni Ricci, Francesco Bolzani, Luigi Mariannini, Serafino Antonioli, Luigi Bianchi, Tranquillo Campi, Lorenzo Ferraris, Giuseppe Guagnini, Pietro Canti, Giovanni Mallabarba, Evasio Pugni e Giovanni Passerini.

Inoltre, c’è Siro Sozzani, che nel 1849 combatterà a Mortara e a Novara, e che sarà intervistato da Pezza prima della morte avvenuta nell’aprile 1914: “Ricordava ancora il discorso vibrato con cui Josti arringò i volontari nel marzo 1848 al Gravellone di Pavia”. Infine, il pittore Gerolamo Poggetti, futuro insegnante di Disegno alla scuola tecnica “Josti” di Mortara e autore dei medaglioni affrescati del duomo di San Lorenzo.

Nutrita anche la delegazione di Candia Lomellina guidata dall’avvocato Agostino Bergamasco, padre del futuro senatore Eugenio, dagli ingegneri Adriano Cambieri, Luigi Berrone e Vincenzo Bergamasco, e dal dottor Giovanni Cappa Lègora. Poi ci sono il trombettiere Alessandro Portaneri, Giovanni Legnazzi, Giuseppe Aliberti, Giovanni Portaneri, Carlo Bagliani, Michele Mursanaschi, Vincenzo Tacconi, Vincenzo Mazzino, Michele Nai, Battista Alitta, i due omonimi Giuseppe Binelli, Domenico Barbano, Pietro Langarino, Stefano Damnotti, Pietro Zambelli, Giovanni Battista Manetta, Giuseppe Praga, Giuseppe Guzzano, Pietro Pissavino, Giovanni Ormesano, Francesco De la fois, Giuseppe Nay, Francesco Beluati, Secondo Taccone, Pietro Ferraris, Teodoro Guaschino, Pietro Mazzino, Carlo Lova, Domenico Praga e Paolo Comaschi.

Inoltre, da Zeme arrivano il sergente Alessandro Sardi, il caporale Giovanni Battista Rizzoli, Francesco Rota, Giuseppe Bissoglio, Giovanni Battista Calcagno, Giuseppe Collivignarelli, Luigi Bazzani, Battista Bazzani, Giuseppe Moro, Domenico Biscaldi, Carlo Brocca, Giuseppe Bodrati, Luigi Ferrara, Luigi Antonioli, Giovanni Antonio Plati, Giuseppe Massavini, Giuseppe Boccafighi, Filippo Gatti e Carlo Giordani.

Rivoltella, piccola località sulle rive del Sesia fra Rosasco, Robbio e Palestro, invia a Milano Francesco Manfroglio, Pietro Macchiavelli, Giuseppe Geròla, Antonio Bonelli, Giovanni Bonelli e Giovanni Simonelli.

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