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Risaia fossettoL’irrigazione delle risaie di Lomellina e Pavese è a rischio. Est Sesia ed Est Ticino Villoresi, i due consorzi irrigui competenti per le pianure lomelline e pavesi, non sono ottimisti. Il rischio di compromettere la stagione agraria è alto per la risicoltura di Pavia, prima in Italia e in Europa con i suoi 80mila ettari. «Lo scarso e tardivo accumulo nevoso presente sulle Alpi – spiega Est Sesia, consorzio presieduto da Giuseppe Caresana – potrebbe determinare, in assenza di significative precipitazioni nei mesi di giugno e luglio, problemi alle fonti di approvvigionamento soprattutto nel momento di massima esigenza del riso seminato in asciutta e del mais. Al di là della parziale ripresa del lago Maggiore lo scenario, salvo minimi miglioramenti, è ancora quello negativo illustrato a gennaio». Potrebbe apparire difficile, in particolare, garantire il valore massimo di 150 metri cubi al secondo di acqua rilasciata, necessaria per irrigare le pianure a nord del Po alimentate direttamente o attraverso la ricarica delle falde e il riuso dell’acqua grazie ai fontanili e alle colature. L’allarme è lanciato dal più grande consorzio di irrigazione e bonifica d’Italia, che opera su una superficie complessiva di 210mila ettari, di cui 122mila in Lomellina. La situazione non cambia per l’altro consorzio operante in provincia, l’Est Ticino Villoresi, che si estende su sette province (Pavia, Milano, Lodi, Monza e Brianza, Varese, Como e Lecco) fra i confini naturali di Ticino, Adda, Lambro e Po. «Senza dubbio – conferma l’Est Ticino, presieduto da Alessandro Folli – le difficili condizioni meteo degli ultimi mesi potrebbero influenzare l’andamento della stagione irrigua in avvio, se a giugno si dovessero ripresentare le stesse problematiche di scarsa piovosità avutesi nello scorso ottobre. Al momento la situazione non presenta particolari criticità, ma, se si considerano gli scarsi fenomeni nevosi verificatisi, è chiaro che le riserve accumulate non sono significative e comunque sono destinate a dissolversi in poche settimane».

Una parte del problema è addossata alla pratica delle risaie in asciutta, a fronte della facilità di attuazione e dei costi limitati che comporta. Con il metodo tradizionale in sommersione, nel mese di aprile le risaie necessitano di molta acqua, fornita di consueto dalle piogge primaverili. In giugno e luglio l’acqua che non serve più alle risaie già sommerse viene riservata ad altre colture, come il mais. Con la risicoltura in asciutto, invece, l’acqua è destinata al riso solo da giugno, quando è già necessaria ad altre coltivazioni.

«E’ evidente quindi – aggiunge il consorzio Est Ticino – che, in caso di siccità, l’insufficienza idrica non è da escludersi per una parte del mondo agricolo dedito anche alla risicoltura». In questo contesto, il mondo agricolo pavese chiede che i contributi per le forniture d’acqua, così come i costi per le manutenzioni, possono essere in qualche modo contenuti. «Noi – assicura Est Ticino – consci delle difficoltà affrontate quotidianamente dagli agricoltori, abbiamo sempre adottato una politica responsabile evitando in ogni modo spropositati aumenti del costo dell’acqua».

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