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manifesto pietasMezzo secolo di arte della Controriforma in Lomellina. Per la prima volta una mostra raccoglie 16 testimonianze pittoriche della risposta cattolica alla Riforma protestante, che, con Martin Lutero e Calvino in particolare, riteneva quasi sacrilega la presenza di immagini sacre all’interno delle chiese. Sabato al castello Isimbardi s’inaugurerà la mostra “Pietas laumellina. Immagini dalla Controriforma”, curata dal critico d’arte candiese Giuseppe Castelli. Il periodo è racchiuso fra l’ultimo trentennio del Cinquecento e il primo ventennio del Seicento. La Lomellina era terra di confine tra l’influsso lombardo, rappresentato dal Cerano, dai Procaccini e dal Morazzone, e quello vercellese, dove spiccavano le botteghe di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, del Lanino e di Giuseppe Giovannone il Giovane. «Abbiamo raccolto – spiega Castelli – quindici fra tele e tavole, più un affresco del Moncalvo ospitato nell’aula consiliare di Candia: per la prima volta, queste eccezionali opere d’arte potranno essere ammirate in un’unica sala e per circa due mesi e mezzo, fino al 10 luglio. Spero che i visitatori abbiano modo di soffermarsi sui dettagli di questi dipinti, come a volte non si riesce a fare all’interno delle chiese». A cavallo del Cinque e del Seicento la Lomellina attraversa un momento di grande slancio spirituale: le chiese fra Po, Ticino e Sesia si arricchiscono di opere d’arte di notevole e indiscusso valore grazie al mecenatismo di devoti fedeli, ma soprattutto delle confraternite attive nelle diverse parrocchie. «La mostra – aggiunge il curatore – illustra questa singolare fase storica, caratterizzata da un’intensa volontà di spiritualità e di raccoglimento che non si riproporrà più nella storia successiva della zona.

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San Michele Arcangelo (abbazia di Santa Croce – Mortara)

Da una parte, incombeva la rigida e aggressiva politica borromaica, sostenuta dalla ricchezza iconografica di una pittura milanese mai così ricca di talenti (Cerano, i Procaccini, Morazzone); dall’altra, tra la Sesia e l’Agogna la pittura vercellese del dopo Gaudenzio Ferrari viveva la sua ultima e luminosa fase con le botteghe dei due Lanino, di Giuseppe Giovenone il giovane e di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo. Passaggi di eserciti, guerre, carestie ed epidemie risvegliarono nella gente un bisogno di protezione e di sostegno spirituale che nessun essere umano avrebbe potuto assicurare. Le popolazioni si rivolsero alla Madonna e ai santi e, attraverso la devozione, le chiese si popolarono di un nuovo apparato iconografico che rappresentò la ricca dote da tramandare ai secoli a venire». Il momento storico preso in esame segue la conclusione del Concilio di Trento (1545-1563), in cui fu dibattuta la presenza delle immagini sacre nelle chiese e nei luoghi consacrati. Alle feroci critiche della Riforma luterana, la Chiesa cattolica reagì ribadendo, da un lato, che le immagini sacre andavano considerate simboli di realtà celesti e, dall’altro, dando precise disposizioni ai committenti e agli autori delle opere per evitare eccessi e “immagini lascive”. Le opere provenienti da numerose chiese lomelline trattano temi di carattere devozionale. In particolar modo, emerge la rappresentazione della Madonna del Rosario, tema assai caro in quel periodo quando era ancora viva l’eco della battaglia di Lepanto, combattuta il 7 ottobre 1571 e vinta dalle flotte della Lega Santa cattolica guidata da don Giovanni d’Austria, e le confraternite del Rosario erano presenti in quasi tutte le parrocchie.

Le tele esposte

Sedici opere per raccontare la Controriforma in Lomellina. A Castello d’Agogna saranno esposti cinque quadri provenienti da Candia: “Annunciazione” (1589) di Gerolamo e Pier Francesco Lanino (dalla canonica parrocchiale), “Estasi di San Gerolamo” (fine XVI-inizio XVII secolo) di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (dalla canonica parrocchiale), “Adorazione della Croce” (1601) dei Fiammenghini (dalla canonica parrocchiale), “Compianto sul Cristo morto” (fine XVI-inizio XVII secolo) dalla bottega di Giuseppe Giovenone il Giovane (dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie) e “Madonna con Bambino” (1608 circa) di Guglielmo Caccia (dal municipio).

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Annunciazione (canonica parrocchiale – Candia Lomellina)

Da Mortara arriveranno “San Michele Arcangelo” (fine XVI-inizio XVII secolo) di Guglielmo Caccia (dall’abbazia di Santa Croce) e tre opere di Bartolomeo Roverio o della Rovere detto il Genovesino conservate nella basilica di San Lorenzo e dipinte fra il 1620 e il 1621: “San Carlo Borromeo”, “Madonna con Bambino e Sant’Anna” e “La Pietà”. Due le opere dalla chiesa parrocchiale di Rosasco: “Madonna con Bambino e santi Agata e Antonio Abate” (1588 circa) di Giuseppe Giovenone il Giovane e bottega, e “San Francesco che riceve le stigmate” (1608 circa) di Guglielmo Caccia. Da Robbio la “Madonna con Bambino e santi” (ultimo ventennio del XVI secolo) dalla bottega dei Lanino (dalla canonica parrocchiale), da Castelnovetto la “Madonna del Rosario” (1598) di Grazio Cossali (dalla chiesa parrocchiale), da Ferrera Erbognone la “Madonna del Rosario” (1610 circa) dalla bottega di Guglielmo Caccia (dalla chiesa parrocchiale), da Sartirana la “Madonna del Rosario” (1595-1600) di autore ignoto, forse Giovan Mauro della Rovere (chiesa parrocchiale) e da Valle Lomellina “Santo martire” (1605-1608) di Giorgio Alberini (chiesa parrocchiale).

Tutte le informazioni

La mostra “Pietas laumellina” si aprirà sabato, alle 17, nel castello Isimbardi, con ingresso da piazza Vittorio Emanuele II. Fino a domenica 10 luglio si potrà visitare ogni sabato (15-19.30) e domenica (10-12 e 15-19.30). Alla vernice di sabato faranno seguito un convegno e la presentazione del catalogo curato da Giuseppe Castelli.

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Madonna del Rosario (chiesa parrocchiale – Ferrera Erbognone)

Venerdì 29 aprile, alle 16, interverranno lo storico della Chiesa don Cesare Silva, i mortaresi Franco Poma e Carlo Protti, Paola Strada per la Soprintendenza di Milano e lo studio di restauri e antichità “Gabba” di Tortona. Biglietti: intero 7 euro, 5 euro per tesserati Fai e Touring Club, e gruppi organizzati. Info: 0384.296584.

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