Tag

, , , , , ,

PalestroLa città di Palestro celebrerà il 157° anniversario della battaglia risorgimentale. Gli organizzatori, che ringrazio di cuore, hanno voluto inserire la presentazione del mio libro Manzoni e la spia austriaca, incentrato su una caccia all’uomo fra le risaie della Lomellina del 1859.
Di seguito, la pagina dedicata alla battaglia del 1859 contenuta nel mio libro Fatti d’arme e condottieri in Lomellina.

All’alba del 30 maggio, un lunedì, la pioggia scende dal cielo copiosa ingrossando le risaie e i canali artificiali. La IV divisione comandata dal generale Cialdini passa il Sesia e avanza verso Palestro: ne fanno parte le brigate “Savona”, “Regina”, “Bersaglieri Cavalleria” e “Artiglieria”. Allo stesso tempo le divisioni Fanti (II), Durando (III) e Castelborgo (I) si dirigono verso Confienza, Vinzaglio e Casalino. In avanguardia sono il vii e l’viii battaglione Bersaglieri con due pezzi d’artiglieria, che sparano per primi contro un reparto di imperiali che, appostati dietro una barricata, sbarra la strada nei pressi della roggia Gamarra. Il vii battaglione si spiega in ordine di combattimento: la xxvii compagnia a destra, la xxv a sinistra, la xxvi al centro. Il comandante di quest’ultima, capitano conte Pietro Brunetta d’Ussieaux, ordina la carica e la compagnia si butta sulla barricata a passo di corsa impadronendosene rapidamente. Da qui i quattro pezzi d’artiglieria si mettono in batteria e tirano sugli austriaci piazzati alle porte del paese. Intanto il xxvii battaglione Bersaglieri si butta sulla destra della sua direttrice di marcia e, attraverso un terreno acquitrinoso fra la strada e il Sesia, punta deciso verso Palestro. I bersaglieri sono duramente impegnati da un battaglione austriaco asserragliatosi con due cannoni in una fornace contrastando fieramente passo agli attaccanti. Per tre volte tutto il battaglione attacca e per tre volte gli imperiali lo respingono con un fuoco violento e preciso. A sostegno dei bersaglieri giungono due compagnie del ix Fanteria, guidate dal comandante del reggimento, colonnello Filippo Brignone. Il maggiore conte Chiabrera Castelli, comandante dei Bersaglieri a cavallo, in grande uniforme e con la sciabola sguainata nel pugno guantato, parte alla carica tirandosi dietro fanti e bersaglieri al suono delle trombe e dei tamburi. Si combatte alla baionetta e, dopo ripetuti attacchi, la fornace è presa e il fianco destro dello schieramento piemontese irrompe in Palestro.

Sul fianco sinistro l’avanzata del vi battaglione Bersaglieri è rallentata dal terreno inzuppato d’acqua e dai canali ingrossati, oltre che dal violento fuoco di difesa di due cannoni del battaglione austriaco al comando del tenente colonnello barone Augustin. La tenace resistenza austriaca permette l’afflusso di truppe fresche costituite da un battaglione del reggimento Wimpfen, con quattro cannoni, al comando del generale Weigl. La battaglia si riaccende e la vittoria piemontese è più che mai incerta. Protagonista degli scontri è la iv divisione di Cialdini, che manda all’attacco rinforzi di fanteria e di artiglieria al grido di Viva il re! L’intervento dell’artiglieria e l’arrivo di truppe fresche costringono gli austriaci a una ritirata, sebbene molto tenace, verso Robbio. Trecento austriaci, fra cui tre ufficiali, sono fatti prigionieri, oltre ai morti e ai feriti accatastati lungo le vie del paese; i piemontesi lamentano 132 fra feriti e morti. Alle ore 15 la battaglia iniziata al mattino può dirsi conclusa: le trombe e i tamburi della iv divisione suonano l’assemblea .

Dopo la sconfitta, il feldmaresciallo Zöbel riceve l’ordine di riprendere l’abitato di Palestro al comando di 30.000 uomini. All’alba del 31 maggio Cialdini manda alcune pattuglie in ricognizione per conoscere i movimenti del nemico e, allo stesso tempo, si premunisce di proteggere il passaggio del Sesia da parte del maresciallo francese Canrobert, che nella notte aveva gettato un ponte a Prarolo. A Palestro arriva anche Vittorio Emanuele ii per elogiare personalmente i soldati. Al maggiore Chiabrera Castelli dice: “Bravo Chiabrera, dica al vii battaglione che sono molto contento”. “Maestà, non abbiamo fatto che il nostro dovere”, replica il maggiore. “Molto di più, bravissimi”, risponde il sovrano, che poi elogia le truppe in dialetto torinese: “Curag, fiöi”. Verso le ore 7, il re si prepara ad avanzare verso Robbio alla testa di 15.000 uomini: la divisione Cialdini, una brigata della divisione Castelborgo, due squadroni dei “Cavalleggeri di Alessandria” e una batteria di artiglieria. Un reggimento di zuavi, che Napoleone iii ha posto a disposizione del re, lascia Torrione di Vinzaglio e, verso le ore 8, forma un avamposto lungo la strada da Palestro al Sesia.

Verso le ore 10 i primi cacciatori austriaci sbucano nei campi ai due lati della strada proveniente da Robbio. Entra in azione anche l’artiglieria austriaca e il combattimento si accende su tutta la linea degli avamposti piemontesi che, nella notte, Cialdini aveva fatto disporre su un fronte che dal ponte della Brida si stende a oriente del paese attraverso cascina San Pietro, cascina Sant’Anna e cavetto San Pietro. Sull’altro fronte, Zöbel sottopone Palestro a un attacco concentrico dividendo le truppe in tre colonne. La principale, forte di sette battaglioni e quattro batterie di artiglieria agli ordini dello stesso Zöbel, punta su Palestro dalla provinciale per Robbio; quella di sinistra agli ordini del generale Szabò, con cinque battaglioni e otto cannoni, deve avanzare lungo il Sesia e aggirare il paese sulla sinistra: la terza, otto compagnie e quattro cannoni agli ordini del generale Weigl, attacca il paese da settentrione. Gli austriaci riescono a scuotere la linea degli avamposti piemontesi, ma un’ardita carica alla baionetta respinge l’attacco della colonna Zöbel. Sulla destra nemmeno la colonna Weigl riesce a piegare i piemontesi. Al contrario, la colonna Szabò travolge la resistenza dei piemontesi al ponte della Brida: due compagnie del ix reggimento Fanteria si ritirano su cascina San Pietro, subito attaccate da due compagnie di cacciatori tirolesi. Poco a poco tutta la colonna Szabò deve farsi sotto la cascina per piegare la resistenza dei fanti del ix, costretti a ritirarsi su Palestro inseguiti dai tirolesi. A fermarli e a respingerli verso cascina San Pietro ci pensa il vii battaglione Bersaglieri di Chiabrera Castelli che, sostenuto dai fanti, assalta alla baionetta la cascina difesa strenuamente dagli imperiali.

Mentre gli austriaci cercano di respingere il nemico dal ponte della Brida a cascina San Pietro, il iii Zuavi passa il Sesia e accorre a sostenere gli alleati percorrendo trecento metri sotto il fuoco incessante dell’artiglieria e delle carabine degli infallibili Cacciatori tirolesi. Alla fine gli Zuavi, che avevano caricato alla baionetta poiché le cartucce erano rimaste bagnate al passaggio del Roggione di Sartirana, avranno la meglio. Premuti da ogni lato, gli austriaci si ritirano sul ponte della Brida, l’unica via di ritirata, dove il corpo a corpo diventa furibondo. Nel pieno della lotta, Vittorio Emanuele ii lascia il quartier generale di Torrione e arriva sul campo su cui si guadagnerà il soprannome di “re degli zuavi”. Il colonnello Chabron lo supplica di ritirarsi, ma il re risponde: “Lasciatemi, comandante, qui v’ha della gloria per tutti”. Il generale Zöbel, vista bloccata la colonna Weigl e respinta la colonna Szabò, ordina alle truppe un violento e disperato attacco contro il paese: respinto di nuovo dal contrattacco di bersaglieri, zuavi, cavalleggeri e fanti, alle ore 14 ordina la ritirata su Robbio e su Rosasco.

A tarda sera un gruppetto di zuavi si presenta al quartier generale del re, che li accoglie con viva cordialità. Un ufficiale, parlando a nome del iii reggimento, gli fa omaggio dei galloni di caporale degli Zuavi. Il re ringrazia con parole che destano l’entusiasmo del corpo militare istituito nel 1830 e costituito in origine da combattenti delle tribù berbere dell’Algeria. Come avevano fatto sul campo di battaglia, gli zuavi rispondono: “Viva il nostro capo, il prode Vittorio Emanuele”. La loro bandiera riceverà dal re la medaglia d’oro al valor militare ».

Annunci