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NOMA
«Conosco Pavia e la sua provincia da più di mezzo secolo, dai primi concerti nella zona di Stradella alla metà degli anni Sessanta. Tornarci per suonare e per riabbracciare vecchi amici è sempre un immenso piacere». Beppe Carletti, fondatore dei Nomadi con Augusto Daolio e oggi leader del gruppo, presenta il concerto in programma domenica 10 luglio, alle 21.30, a Olevano Lomellina, nella centrale piazza della Libertà. Il gruppo emiliano, che farà tappa in Lomellina con il suo tour estivo “Come potete giudicar”, chiuderà la settima edizione della rassegna “Anguriando”, che sabato sera registrerà anche il concerto di Bobby Solo. Negli anni scorsi, prima del cantante romano e della band emiliana, nel paese lomellino alle porte di Mortara erano sbarcati anche Jerry Calà, Fausto Leali, Edoardo Vianello e i Ricchi e Poveri.

I Nomadi hanno scritto la storia della musica italiana: dal 1963 hanno pubblicato 78 album tra dischi registrati in studio o dal vivo e raccolte varie. Tra i loro brani più richiesti dal pubblico si distinguono “Io vagabondo”, “Dio è morto”, “Un pugno di sabbia”, “Un giorno insieme”, “Crescerai”, “Ho difeso il mio amore” e “Canzone per un’amica”.

Carletti, voi nel corso degli anni avete suonato svariate volte in provincia di Pavia. Che cosa ricorda?

«Ricordo gli anni della gioventù: a Stradella, per esempio, arrivammo pochi mesi subito dopo la nascita del gruppo. Era il 1963. Poi tornammo molte altre volte: suonare domenica in Lomellina, di fronte ai nostri affezionati amici, sarà per noi un grande onore».

Quali canzoni proporrete a Olevano?

«Certamente molti nostri successi. Preferisco non anticipare i titoli perché sappiamo già di non riuscire ad accontentare tutti i nostri fan. Senz’altro partiremo dalle origini per finire ai giorni nostri. Sarà un cammino musicale emozionante: lo sarà certamente per noi e spero che sarà così anche per il nostro pubblico».

“Così sia” è il vostro disco dal vivo per i 24 anni dalla scomparsa di Augusto Daolio. Lei come lo ricorda?

«Come un grande e indimenticabile amico, che celebriamo ogni anno con il concerto “Nomadincontro-Tributo ad Augusto”. Abbiamo lavorato insieme per trent’anni e sono stato felice di vivere alla sua ombra. Ci eravamo conosciuti nel 1963 a un concerto al dancing “Oasis”, in provincia di Rovigo. Ci dividevamo i compiti: lui seguiva più da vicino la parte artistica del complesso, io quella organizzativa».

Pupi Avati vorrebbe girare un film sui Nomadi: che cosa ne pensa?

«L’idea è veramente entusiasmante e per noi sarebbe un grande onore. Per ora fra me e Pupi c’è stato solo un breve colloquio e sono consapevole che sarebbe necessaria una produzione con grandi investimenti. Siamo solo ai primi passi, ma spero vivamente che il progetto, basato sul mio libro “Io vagabondo. 50 anni di vita con i Nomadi”, possa andare in porto».

Molti cantanti e musicisti hanno una canzone preferita: lei ne ha una?

«Ne ho scritte circa 300, in più di mezzo secolo di carriera musicale, e sono tutte figlie mie allo stesso modo. Fra l’altro, in ogni concerto c’è una canzone che riesce meglio delle altre e quindi posso affermare che ho un brano preferito per ogni serata dal vivo».

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