Tag

, , ,

fr
«Basta con gli usi e costumi dell’Italia umbertina, con le ridicole scimmiottature delle usanze straniere…». Con questi princìpi il 23 luglio 1929 il fascismo bandì le parole straniere dichiarando l’autarchia della lingua italiana. Iniziò l’italianizzazione delle parole straniere che ormai erano entrate nel lessico comunemente usato dagli italiani. Parole come sport, garage o taxi diventarono educazione ginnica, rimessa e tassì.

Anni dopo, in un clima di crescente caccia ai forestierismi, l’Accademia dei Lincei, allora Accademia d’Italia, istituì un’apposita commissione per esaminare i singoli termini stranieri per l’adattamento o la sostituzione. Fra i linguisti maggiormente accreditati, Bruno Migliorini, introdusse nella lingua italiana alcune parole destinate a restarci per sempre, come “regista” al posto di “régisseur” e “autista” per “chauffeur”. Per “film” venne adottata la parola “pellicola”, per claxon “tromba o sirena”, “primato” per record, “slancio” per “swing” e negli alberghi i “menu” divennero “liste”.

In molti casi furono scovate soluzioni a dir poco stravaganti : il colore bordeaux divenne “color barolo”, il tessuto principe di Galles fu semplicemente “il tessuto principe” e termini come insalata russa e chiave inglese, in quanto evocatori di nazioni nemiche, diventarono “insalata tricolore” e “chiave morsa”.

Annunci