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Con Marta Marzotto

Marta Marzotto “dirige” il coro delle ex mondine di Valle Lomellina

«Solo qualche giorno fa stavamo pensando di concedere a Marta Marzotto la cittadinanza onoraria di Mortara: i mortaresi non la dimenticheranno mai». Il sindaco di Mortara Marco Facchinotti riassume la commozione di una città che, negli anni Trenta, aveva accolto quella che sarebbe diventata la “contessa mondina”. Il vincolo che legava Marta Marzotto alla Lomellina era appassionato. La famiglia Vacondìo, originaria di Reggio Emilia, si era insediata in un casello ferroviario fra Mortara e Olevano, lungo la linea Mortara-Alessandria. Marta, classe 1931, inizia a lavorare in risaia appena adolescente. A scuola è brava, ma per mancanza di soldi gli studi finiscono in terza media. A 15 anni è Miss Sesia. «Mio padre mi tirò giù dal palco della balera di Candia Lomellina per riempirmi di cinghiate», ricorderà nell’autobiografia “Smeraldi a colazione”.

Il mortarese Carlo Rovatti era un amico dell’epoca. «Avevamo 13 anni – ricorda – e ci trovavamo per fare il bagno nei canali che solcano le nostre campagne: Marta era esuberante, già allora aveva una marcia in più». Molti anni più tardi, Rovatti ritroverà a Roma l’amica Marta, ormai divenuta la regina dei salotti italiani. «Io ero un’autista della Croce rossa – aggiunge – Avevamo accompagnato nella capitale un ragazzo di Valle Lomellina che soffriva di una rara malattia della pelle e che avrebbe dovuto farsi visitare dal celebre chirurgo brasiliano Pitanguy proprio a casa di Marta». Rovatti entra nell’appartamento dell’ex mondina e le fa tornare in mente gli anni delle risaie della Lomellina. «Era rimasta alla mano, come un tempo – dice ancora Rovatti – Sul terrazzo mi fece presente che il ragazzo soffriva della stessa malattia di Leopoldo Pirelli: con quella frase capii quanto ormai erano distanti i nostri mondi». Durante la visita della villa, Rovatti si accorge che su una porta che portava nel sottoscala era appeso un quadro di Guttuso, di cui Marta Marzotto era stata per vent’anni la musa ispiratrice. «Poi – conclude Rovatti – ci invitò a cena con una battuta fulminante: “Dobbiamo sbrigarci perché voi in Lomellina mangiate alle 19.30, noi a Roma alle 22”».

Il ricordo del sindaco Facchinotti rappresenta un collegamento fra Mortara e Valle, l’altro centro lomellino in cui la contessa era di casa. «Quando lavoravo a Radio Mortara come dj – dice il sindaco di Mortara – un giorno Marta venne in studio per registrare la pubblicità del latte prodotto dalla Cascina Costarossa: era un semplice spot promozionale, in cui la contessa dimostrò di conoscere molto bene i mezzi di comunicazione».

A Cascina Costarossa abita Carlo Ferdinando Borromeo Arese Taverna, conte di Arona, che negli anni Ottanta da Paola Marzotto, figlia di Marta e del conte Umberto Marzotto, ebbe Carlo e Beatrice, moglie di Pierre Casiraghi di Monaco. «Anche Beatrice ha passato tante estati fra le risaie da ragazzina – diceva nonna Marta – Non a mondare il riso, però». La contessa-mondina raggiungeva spesso la cascina di Valle, lungo la strada per Candia, dove sono di casa anche le tre figlie del conte Borromeo e dell’ex modella tedesca Marion Zota: Isabella, Matilde e Lavinia, moglie di John Elkann, presidente della Fiat e nipote dell’avvocato Gianni Agnelli.

Struggenti giornate amarcord a Valle Lomellina, in mezzo alle colleghe di un tempo. Luogo degli incontri fra Marta Marzotto e le ex mondine riunite in un coro era cascina Frati, condotta dalla famiglia Cotta Ramusino. La “contessa mondina” è ricordata da Wilma De Giorgi, 92 anni, una vita spesa nell’acqua della risaia. «Ricordo quando Marta veniva alla cascina Frati e ballava e cantava sull’aia con noi mondine – dice Wilma – E’ sempre stata una persona alla buona, allegra e di compagnia, proprio come poi l’abbiamo sempre ammirata in televisione. Quando la vedevo, mi ricordava sempre la nostra giovinezza. Anche se parlava in italiano, in qualche modo il dialetto lomellino si percepiva». Fra le ex mondine di Valle c’è anche Elva Zonta, nata nel 1924 a Suzzara e arrivata a Valle nel 1933. «Il padre di Marta, casellante delle ferrovie – ricorda Elva – veniva spesso a Valle per parlare di lavoro con mio padre: spesso c’era anche Marta».

Umberto De Agostino

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