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scansione0002Un programma di scrittura corregge i nostri refusi (preziosa la correzione anche quando si devono scrivere testi in una lingua straniera: combinando Google traduttore e la correzione delle lingue straniere dei programmi di scrittura si possono fare miracoli di comunicazione poliglotta), ma naturalmente non potrà sostituire lo scrivente fino al punto di dargli le doti di chiarezza, stile, eleganza. Per questo, occorre arrangiarsi da soli. Sono doti che non si improvvisano. Un tempo si ammetteva che scrivere è un dono di natura. Oggi si attribuisce molto spazio alla tecnica. In ogni modo è una tecnica che costa fatica e che non si conquista in quattro e quattr’otto.

In linea di massima ci si può attenere a una serie di regole basilari che elencherò qui di seguito.

  1. Evitare periodi troppo lunghi, in cui si perde il controllo della sintassi.
  2. Evitare frasi elementari troppo brevi.
  3. Evitare parole di cui non si conosce bene il significato. Uno stile adeguato parte dalla piena coscienza delle proprie capacità e del proprio livello, più o meno come nelle attività sportive.
  4. Evitare l’eccesso di parole straniere, soprattutto le più stupide: cerchiamo di non imitare coloro che non possono fare a meno della parola location appena devono descrivere un ristorante o un albergo per una schedina di Tripadvisor. Le parole straniere non diffusissime si scrivono sempre in corsivo.

Occorre cercare di comunicare a un livello di relativa semplicità, senza esibizioni, ma al tempo stesso senza discese verso il basso, evitando la tentazione di uno stile troppo ‘parlato’ e colloquiale.

Tra le norme da tenere a mente:

  1. la -d eufonica in ed va collocata solo quando c’è incontro di vocali identiche: e anche, ma ed essi; con o, si può omettere sempre la -d eufonica: quindi niente od, perché se quella letterina è “eufo­nica”, non deve mai suonare male, e con “o” il rischio lo si corre spesso;
  2. perché, affinché e simili hanno accento acuto, non grave;
  3. qual è non vuole l’apostrofo dopo “qual”;
  4. evitare di iniziare il periodo dopo punto fermo con un “che” relativo maiuscolo, anche se questo vezzo è molto diffuso nella scrittura giornalistica, soprattutto nei titoli dei giornali;
  5. ricordarsi che il “che” relativo si riferisce sempre all’ultimo elemento che precede;
  6. non fare sfoggio eccessivo delle cosiddette “dislocazioni a sinistra” (“Il libro l’ho letto” anziché “Ho letto il libro”, “il gelato l’ho mangiato” per “ho mangiato il gelato”), che sono una forma di “messa in evidenza” per dare rilievo all’oggetto, anteponendolo: ma se si dà troppa evidenza e troppo spesso, si finisce come allo stadio: se tutti si alzano in piedi, è esattamente come se tutti fossero rimasti seduti.

Insomma, occorre usare una lingua italiana del nostro tempo, chiara, lineare, priva di arcaismi e di neologismi, una lingua media che vada bene per tutti.

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