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Foto di Niccolò Bombini

A Roma la Via Sacra è l’asse stradale più importante e antico della valle del Foro, chiamato così dopo che Romolo e Tito Tazio vi ebbero firmato la pace della guerra causata dal ratto delle Sabine.

In età regia era un percorso sacro che collegava la dimora dei re, il comizio e l’Arce (Campidoglio). Il percorso, monumentalizzato in età imperiale anche a seguito di vari incendi, fu più volte regolarizzato e in alcuni tratti forse modificato.

L’appellativo “via” indicava che in principio la strada era esterna alla città, e quindi al Palatino, e che solo successivamente venne inglobata nel pomoerium. Il percorso più antico collegava il primitivo insediamento della Velia con la valle del Foro e con il Campidoglio. L’appellativo sacra può riferirsi a diversi aspetti. La via mantenne un importante ruolo cerimoniale per l’investitura del potere in quasi tutta la storia di Roma antica. Era la via per le cerimonie sacre e gli atti augurali portati a termine sull’Arx. Secondo una leggenda, la via assunse invece l’epiteto di sacra poiché qui Romolo e Tito Tazio si riappacificarono sancendo il patto con i sacrifici agli dei. Secondo un’altra teoria la strada assunse questo nome perché conduceva dal Rex sacrorum alla Regia.

Il percorso della Via Sacra nel periodo compreso tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’impero, cioè prima dell’incendio di Nerone, ci viene descritto da più fonti. Varrone ci dice che l’antico nome della via si è conservato solo nel tratto che collega il foro all’Arx lasciando a intendere che la parte superiore del percorso, quello che portava alla Velia, aveva perso il suo nome e forse anche la sua importanza.

La pavimentazione attuale è di epoca augustea, rialzata rispetto a quella originale di epoca regia. Il tracciato della Via Sacra solca la valle su cui successivamente andò a costituirsi il Foro romano. La zona solcata dalla via fu destinata al commercio e ai culti e bonificata con la costruzione della Cloaca Massima da parte di Tarquinio Prisco o Tarquinio il Superbo. L’area fu scelta da alcuni dei primi re di Roma per costruire le proprie abitazioni: oltre al già citato Tarquinio il Superbo, anche Numa Pompilio e Anco Marzio, secondo la leggenda, ebbero una dimora in questo luogo. In epoca repubblicana invece vi abitarono importante gentes, tra cui gli Scipioni, i Domizi, i Valeri e gli Ottavi.

In epoca imperiale perse la funzione di zona residenziale e ai suoi lati s’insediarono esercizi commerciali, che, dal I secolo, lasciarono spazio a edifici monumentali quali il tempio della Pace, sulle cui rovine sarà costruita nel IV secolo la basilica di Massenzio, il tempio di Antonino e Faustina, il tempio di Venere e Roma, che occupò totalmente la Velia, e il tempio del Divo Romolo. Sulla via si affacciavano anche il tempio di Vesta e il santuario dei Lari e dei Penati, andato perduto.

La strada era di grande monumentalità: vi sfilavano i carri del trionfo dall’area dell’arco di Tito, dove la via ha tutt’oggi inizio, all’arco di Settimio Severo. Veniva utilizzata anche durante le festività religiose.

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