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Mons. Rizzi in Vaticano

Amico fraterno dei padri fondatori della Repubblica, benefattore ed editore. L’avventurosa vita di monsignor Pietro Barbieri è ricostruita dal mortarese monsignor Paolo Rizzi nel libro “Un italiano monsignore. Pietro Barbieri il primo cappellano di Montecitorio”. La figura del religioso nato a Valle Lomellina nel 1893, morto a Roma nel 1963 e poi sepolto a Pieve del Cairo è leggendaria solo citando il suo soprannome dell’epoca: don Falsario. Monsignor Rizzi, funzionario della Segreteria di Stato del Vaticano e cappellano di Sua Santità, ha dato alle stampe una biografia ricca di testimonianze, aneddoti e fotografie, con la prefazione del cardinal Gianfranco Ravasi. «Il mio primo ricordo di monsignor Barbieri – scrive Ravasi – è legato alla sua esperienza radiofonica che si è distesa per oltre dieci anni, dal 1944 al 1955, attraverso i microfoni della Rai ogni domenica mattina. Ebbene, ho ancora vivo il ricordo di mio nonno materno, a cui ero molto legato, che seguiva quella voce pastosa e un po’ screziata e che mi voleva accanto a sé in un ascolto, per me ragazzino, non sempre immediato e agevole».

«Ripercorrere il cammino di don Barbieri – spiega Rizzi – significa conoscere i momenti salienti della società civile, culturale e politica italiana dai primi anni del Novecento sino agli anni Sessanta». La madre di Pietro Barbieri, Rosa Avanza, era sorella di un noto teologo di Valle Lomellina, don Gerolamo Avanza, professore del seminario vescovile di Vigevano e parroco di Pieve del Cairo. «In due paesi della Lomellina, Gambolò e Lomello – aggiunge Rizzi – scrive le prime pagine lucide e sofferte del suo ministero sacerdotale. Poi in Francia, negli Stati Uniti d’America e in Inghilterra si dilatano i suoi orizzonti apostolici: in queste nazioni si dedica alla cura degli emigrati italiani, sostenendoli moralmente e difendendo i loro diritti». Monsignor Barbieri si ritrovò catapultato nella Storia con la s maiuscola già nei primi anni della sua missione pastorale. Nel 1925 partì da Genova alla volta degli Stati Uniti, dove operò per l’arcidiocesi di Boston. Nelle prigioni di Charleston incontrò Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, gli anarchici condannati alla sedia elettrica. «Ebbi modo di avvicinarli e di confortarli», ricorderà il prelato lomellino. Alla fine del 1929 Barbieri lasciò l’America per Londra, dove incontrò don Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare emigrato in Gran Bretagna per sfuggire ai fascisti. Rientrato in Italia, Barbieri operò in Vaticano, dove, negli anni dell’occupazione tedesca, indossava l’abito talare e, dalla sua abitazione di via Cernaia 14, coordinava le contraffazioni di documenti che salveranno la vita a decine di ebrei e di antifascisti. Questo indirizzo di Roma era noto a molti padri fondatori della Repubblica italiana, che fra il 1943 e il 1944 gli dovettero la vita: Pietro Nenni, Ugo La Malfa e Giuseppe Saragat solo per citare i più famosi. «A Roma – prosegue Rizzi – raffina la sua missione sacerdotale mostrandosi un grande italiano: in piena occupazione tedesca, rischia ogni giorno per salvare ebrei e perseguitati politici, rendendosi così protagonista di una storia tessuta con il filo dell’audacia e della carità cristiana».

Un italiano monsDopo l’8 settembre 1943, data dell’armistizio fra Italia e Alleati, si ritrovò a riprodurre carte d’identità, passaporti e lasciapassare verso la salvezza dei conventi per chi era perseguitato dai nazifascisti. Chi era indirizzato in luoghi sicuri veniva registrato con nomi di santi o pseudonimi. In un caso gli amici ricordavano che monsignor Barbieri arrivò a ingoiare il materiale cartaceo per evitare la fucilazione. Conosceva bene Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti, Luigi Einaudi, Umberto Terracini e Pietro Nenni, di cui celebrò il matrimonio della figlia. Lo stesso leader socialista si rifugiò in un convento grazie a un documento falso che gli aveva preparato il sacerdote lomellino. Nell’Italia democratica Barbieri diventerà cappellano di Montecitorio e commentatore radiofonico del Vangelo domenicale. Non meno importante fu la sua opera sociale. Nel 1954 a Pieve del Cairo costruì la casa di cura “La Cittadella sociale” e nel 1959 a Valle Lomellina la casa per anziani “Villa Sant’Eulalia”, gestita dalla sorella Eulalia: due strutture attive ancora oggi.

Il libro di monsignor Rizzi sarà presentato venerdì 5 maggio, alle 20.45, a Pieve del Cairo (sala polifunzionale di piazza Marconi). Dopo il saluto del sindaco Paolo Roberto Ansandri, la parola passerà a Vittorio Poma, presidente della Provincia e docente di Storia contemporanea all’Università di Pavia, e a Luca Pedroli, docente al Pontificio Istituto Biblico di Roma. Moderatore sarà monsignor Emilio Pastormerlo, direttore del settimanale L’Araldo Lomellino. Organizzano la parrocchia e il Comune di Pieve del Cairo in collaborazione con la casa di cura “La Cittadella sociale”, fondata nel 1955 dallo stesso monsignor Barbieri.

Il libro stampato dalla casa editrice Effatà di Cantalupa (Torino) ha 176 pagine e un costo di 12 euro. La prefazione è del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura e della Pontificia Commissione di archeologia sacra. L’inserto fotografico contiene le immagini più significative di monsignor Barbieri, fra cui l’inaugurazione della Cittadella sociale con il presidente della Repubblica, Luigi Einaudi.

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