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Risaia Cariati«La semina interrata del riso rappresenta, di fatto, uno stravolgimento colturale e forse anche culturale che potrebbe essere epocale. Dunque ritengo che il Piano di sviluppo rurale debba favorire la semina in sommersione affiancandola, in modo proporzionale, a quella interrata». Alberto Lasagna, responsabile del consorzio irriguo Est Sesia per la Lomellina, prende posizione contro la pratica del riso in asciutta, che dal punto di vista operativo rappresenta sì un vantaggio semplificando le operazioni sia di preparazione del terreno sia di prima gestione della coltura necessitando di minori interventi meccanici svolti, peraltro, su terreno asciutto. «Le criticità – precisa il sartiranese Lasagna – si presentano però a giugno quando occorre procedere con copiose quantità d’acqua spesso in concomitanza con l’irrigazione del mais. Il mancato utilizzo dell’acqua irrigua ad aprile e a maggio determina la mancata ricarica della falda e quindi una ridottissima attività dei fontanili almeno fino a luglio inoltrato. In questo caso, inoltre, si determina, anche in presenza della piena disponibilità irrigua derivata dai fiumi, una riduzione delle dispense del 30%». Est Sesia, uno dei più grandi consorzi irrigui d’Italia con i suoi 330mila ettari tra Novara, Pavia, Vercelli e Alessandria, ricorda che la rete irrigua della Lomellina rappresenta un unicum a livello mondiale ed è nata per garantire l’irrigazione con un equilibrio complessivo. In passato questo equilibrio garantiva le marcite nella stagione invernale e le risaie in estate con sommersioni che iniziavano già ai primi di aprile per terminare a fine agosto. «La ricerca e l’evoluzione varietale dei risi – prosegue Lasagna – hanno permesso di selezionare semi con maggior resistenza alle infestanti e in parte anche allo stress idrico, ma troppe volte non si è considerato il fattore acqua irrigua, considerandola illimitata in portata e in disponibilità. La risicoltura tradizionale in sommersione, in realtà, non consuma acqua consentendo prima un riutilizzo della stessa portata più volte (tipico l’esempio dei fontanili) e poi la ricarica della falda superficiale, che gradualmente, in circa due mesi, degrada verso il Po e il Ticino proprio nel periodo di maggior carenza. La sommersione delle risaie, oltre agli aspetti ambientali e paesaggistici, consente fa della Lomellina un’immensa riserva idrica a favore di tutta la Pianura padana».

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