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Risaia Cariati2
Posata a Mortara a prima pietra del progetto “Igp Riso Valle del Po”. Giovedì 6 luglio, all’auditorium di viale Dante, Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, e Mario Francese, presidente dell’Associazione industrie risiere italiane (Airi) e amministratore delegato dalla Curti Riso di Valle Lomellina, hanno confermato la loro disponibilità a valutare il progetto del gruppo spontaneo “Rice up”, coordinato dal mediatore pavese Paolo Ghisoni. Di fronte a una folta platea composta da risicoltori lomellini, pavesi e piemontesi, Fava ha parlato con franchezza prima di mettersi a disposizione di “Rice up”, che vuole coinvolgere le province di Pavia, Lodi, Milano, Vercelli, Novara e Alessandria. «Stasera siamo al punto zero – ha detto – perché il progetto lanciato dieci anni fa era stato ritirato dagli stessi proponenti. Oggi ribadisco che il marchio Igp diventa uno strumento su cui costruire politiche di tutela e di promozione, ma da solo non basta per produrre valore aggiunto, come si capisce bene analizzando il mondo vitivinicolo. La progettualità dovrà arrivare dai privati e poi i funzionari regionali ne valuteranno i requisiti. Politicamente siamo a favore di questa iniziativa, ma auspichiamo che le criticità degli anni scorsi siano superate». A cominciare dalla denominazione e dalla collaborazione fra produttori e industriali. «Consiglio ai promotori – ha aggiunto Fava – di cambiare “Valle del Po” con un marchio più conosciuto: con questo non si andrebbe da nessuna parte. Inoltre, rispetto al 2007, è necessario un autentico patto di filiera: una Igp, rispetto a una Dop, deve prevedere appunto la presenza dei trasformatori e in questo caso la strada è in discesa perché gli industriali risieri nelle sei province coinvolte sono meno di una decina». Francese non ha chiuso le porte a “Rice up”. «Rispetto alla bocciatura del ministero di dieci anni fa non è cambiato nulla – ha detto il presidente dell’Airi – In ogni caso, ben venga questo nuovo progetto: da parte mia, lo porterò in consiglio di presidenza e, se esisteranno i presupposti, lo approveremo».

In ogni caso, prima di arrivare a vedere un’etichetta Igp su un sacchetto di riso dovranno passare circa due anni e mezzo, come ha spiegato Anna Maria Callegarin, esperta nel campo delle certificazioni dei prodotti di qualità Dop. Il disciplinare di produzione e gli altri documenti dovranno essere approvati dalle Regioni Lombardia e Piemonte e poi dal governo: l’ultima parola spetterà a Bruxelles. Da sottolineare che la normativa prevede che del comitato promotore non possano far parte le organizzazioni sindacali Coldiretti, Confagricoltura e Cia. Il progetto è stato abbracciato anche dall’europarlamentare Angelo Ciocca, dal consigliere regionale Silvia Piani e dal vercellese Piero Actis, presidente del movimento spontaneo “Il dazio è tratto”. A Mortara il progetto Igp del 2007 è stato illustrato dal vercellese Andrea Desana.

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