«Ma Mosè ha posato per Michelangelo?»

MichelangeloIl podio in questa bizzarra e inconsueta classifica delle domande che i turisti rivolgono alle guide spetta senz’altro a un australiano: «Ma voi degli antichi romani che ne avete fatto? Noi gli aborigeni li abbiamo messi nelle riserve: qui da voi dove sono?». Archeologi e storici dell’arte, appassionati della città e del loro lavoro, coloro che in questa calda estate hanno condotto i gruppi di stranieri a visitare i monumenti simbolo della Capitale, raccontano con ironia quanto di assurdo è loro domandato, anche se non nascondono amarezza: cercano di far capire la storia dei nostri capolavori, troppo spesso invano.

Dimenticato il «Grand tour», la scoperta della Roma imperiale e delle bellezze rinascimentali o barocche, chi visita oggi la Capitale pone domande del tipo: «Ma Michelangelo aveva assistito al Giudizio Universale che l’ha dipinto così bene ?» oppure: «Ma Gesù ha posato per la “Pietà”?». E sulla stessa linea: «Mosè ha posato per Michelangelo?». «I turisti che arrivano oggi In Italia sono spesso ignorantissimi – racconta Roberta, una guida turistica – Mi è capitato di portare un gruppo di crocieristi nella cappella Sistina e sentirmi chiedere: «Ma perché siamo qui? Che dobbiamo fare tutti in piedi?». L’americano medio non capisce dove sta; gli australiani non si rendono conto che possono esistere tremila anni di storia. Molti cercano l’“Ultima cena” di Leonardo dentro San Pietro. Lasciano senza parole perché non sanno dove stanno, non sono preparati su nulla». E anche chi si vuole documentare spesso non è aiutato: «Ho avuto un gruppo di studenti – racconta ancora Roberta – che si è preparato per venire a Roma, e il professore ha loro consigliato di leggere Dan Brown, come se fosse un libro di storia…».

Se le guide turistiche dovessero a loro volta stilare una classifica fra chi sono i più ignoranti al primo posto – almeno oggi – metterebbero gli americani e gli australiani; meno i Giapponesi e perfino i Coreani che amano l’arte, mentre i Russi sono invece molto colti e gli Europei si vede che «hanno le basi e fanno parte della nostra storia». I Cinesi? «Vengono con le loro guide e sono più che altro ossessionati dalle fotografie». «Negli ultimi anni con il turismo di massa – spiega Guido un archeologo – la maggioranza delle persone è di un livello culturale bassissimo. Arriva qui e non sa nemmeno quello che c’è da vedere a Roma e non sa che cos’è il Colosseo. Questo tipo di turista deve solo dimostrare ai suoi amici che è venuto qui, che se l’è potuto permettere. L‘unica cosa che conta è fare le foto ai propri famigliari che si devono vedere sullo sfondo di Roma. E quando torna a casa deve dimostrare che c’è stato. Questo viaggio – aggiunge – è uno “status symbol” significa che ci si è potuti permettere un viaggio in Europa. Non importa nulla della cultura del paese dove si trova, e riparte ignorante esattamente come è arrivato, ma con centinaia di foto».

E molte volte non è un turismo «povero»: soggiornano anche in alberghi a 5 stelle, ma a questo non corrisponde la cultura. «È “cool” in questo momento venire a Roma – racconta Maria Elena – più che altro per dire una volta tornati a casa che si è vista la Cappella Sistina e il Colosseo. Per questo si sottopongono anche a fatiche mostruose, spesso con bambini piccoli, che soffrono più degli adulti: le lunghe file per entrare ai Musei Vaticani, le lunghe camminate sotto il sole ai Fori o al Colosseo. Tutto per delle foto che poi faranno vedere una volta tornati a casa. C’è un processo di disinformazione crescente, sono poco interessati alla cultura del nostro paese, perfino ai nostri borghi in Toscana che pure sono di gran moda». «Mi sono sgolato per spiegare la basilica di San Pietro – racconta ancora Guido – e quando siamo usciti mi hanno chiesto: «Questo edificio che cos’è?». «Da me invece hanno voluto sapere quanti omicidi violenti ci sono stati in Vaticano», aggiunge Francesca. «Un viaggio in Italia non è soltanto cibo – conclude Roberta – ma è un viaggio nella storia e quindi sarebbe più interessante per loro non preparasi con Dan Brown ma con qualche testo d’arte. Comunque spesso si rendono contro dei loro limiti: il fatto stesso di prenotare una visita guidata significa che vogliono imparare».

Lilli Garrone

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_agosto_14/turisti-ignoranti-roma-mille-gaffe-peggiori-americani-australiani-15a1e328-811e-11e7-a91b-263e95546556.shtml

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