I luoghi dell’abbandono in Lomellina in un docu-film

Enrico Omodeo Salè

“La natura, quella cosa che resta oltre il tempo, oltre la civilizzazione, oltre i confini del presente, viene calpestata, ostacolata, fraintesa. Ma, dopo un po’, ritorna. Si riprende quello che è suo”. Il 39enne regista novarese Enrico Omodeo Salè, la cui famiglia è originaria di Mortara, è alle prese con il docu-film “La natura si riprende i suoi spazi”, che mostra una serie di spazi e di edifici abbandonati dall’uomo attraverso riprese aeree e da terra. Su YouTube è già visibile l’anteprima del lavoro svolto per ora fra Novara e Vercelli, oltre a Liguria, Veneto ed Emilia Romagna. «Dopo Pasqua – spiega Omodeo Salè – sarò anche in Lomellina per filmare vecchie cascine, stazioni ferroviarie e abitazioni ormai abbandonate: l’idea è di raccontare e valorizzare, attraverso una narrazione poetica, luoghi apparentemente non importanti, ma che testimoniano epoche passate, storie umane e sociali».

In Lomellina questi luoghi non mancano: dal caseificio Mangiarotti e dalla vicina “villa degli amanti maledetti” a Lomello all’ex industria del furfurolo a Valle Lomellina, dal dormitorio delle mondariso a Sartirana Lomellina alla suggestiva cappella cimiteriale di forma circolare della frazione Tortorolo di Mede, costruita dalla famiglia Cavallini, fino al Molino nuovo di Ferrera Erbognone, nella valle dell’Agogna, e alla stazione ferroviaria di Terrasa, frazione di Candia.

Edificio abbandonato ai margini di una risaia

Il sartiranese Alberto Lasagna è direttore di Confagricoltura Pavia. «I luoghi dell’abbandono – spiega – raccontano in molti casi la storia della Lomellina: sono edifici rurali, filande, caseifici, capannoni industriali figli della non virtuosa gestione del boom economico, sono spesso interi centri storici che stanno mestamente crollando in questo pezzo di mondo tra Sesia, Po e Ticino. Esiste un implicito fascino fatto di storia, di bellezza, di lavoro, di persone e anche di errori, che è raccontato da questi luoghi dell’abbandono che possono e devono innescare la dinamica dell’orgoglio e quindi del recupero. Eppure il rilancio della Lomellina, con la sua agricoltura, i castelli, il reticolo irriguo, le cascine, i mulini e gli edifici rurali, può e deve passare da questi siti concreti. La rete di ferrovie poco utilizzate nel nostro territorio lomellino, anch’esse quasi un luogo dell’abbandono, diventa la ragnatela che unisce punti che assomigliano alle goccioline di umidità che si posano sulla tela del ragno». Lasagna, con un passato di dirigente del consorzio irriguo Est Sesia, cita l’opportunità dei fondi europei “Next Generation”, strumento di ripresa temporaneo da 750 miliardi di euro. «Sta a noi, ai nostri sindaci, alla nostra provincia – conclude Lasagna – costruire urgentemente un progetto per ridare vita, economia, lavoro e futuro, attraverso un progetto di recupero, alle nostre comunità lomelline provate da anni di spopolamento, di perdita di lavoro, di invecchiamento e ora segnate drammaticamente dalla pandemia. Nuovi luoghi di vita in cui riconvertire la storia in spazi abitativi, di educazione, di rilancio economico, culturale e, perché no, accademico».

L’uscita del video di Enrico Omodeo Salè è prevista nel mese di giugno. «Vorremmo – spiega il regista novarese – prima inviare il nostro docu-film ad alcuni festival di settore: poi lo distribuiremo sulle reti sociali e altrove». Il video nato dall’idea della fotografa brasiliana Malu Fontana è stato prodotto dalla Atelier Produzioni di Omodeo Salè. Le musiche originali sono del musicista novarese Andrea Fabiano, che per questo docu-film comporrà nuove melodie e ne riarrangerà alcune inserite nel suo ultimo album “La timidezza delle chiome”. Da ultimo, sarà realizzata anche una mostra fotografica sugli edifici in abbandono ripresi nel film, sempre a cura di Malu Fontana.

La villa degli amanti maledetti di Lomello

La leggenda più in voga vuole che il proprietario, tornando da una battuta di caccia, avesse sorpreso la sposina con un giovane stalliere nella torretta della villa lungo la provinciale per Ferrera: imbracciò il fucile uccidendo sul colpo i due amanti e poi rivolse l’arma contro se stesso. I fantasmi dei due amanti, secondo la vox populi, risiederebbero ancora oggi nella villa. La realtà, però, della “villa degli amanti maledetti” è ben diversa: la raccontano i coniugi Gian Franco e Tina Magenta, cultori di storia locale. «La villa – spiegano – era di proprietà del benestante Pietro Cerri, che la costruì nella zona di cascina Boragno circa un secolo fa: la vera vicenda ci è stata raccontata da Luigi Sghelfi, nostro concittadino scomparso di recente dopo aver superato il secolo di vita. In realtà, non ci fu alcuna sparatoria: lo stesso proprietario stava salendo su una scala per entrare in un’abitazione della vicina cascina e incontrare furtivamente la sua amante. Però mise male il piede e precipitò a terra sulla schiena: morì dopo pochi giorni». Diversi anni dopo, il figlio Alberto morì in un incidente d’auto e la famiglia decise di vendere villa e terreno, che oggi appartengono all’industriale risiero Francesco Sempio, proprietario della Curti Riso di Valle Lomellina.

«Dobbiamo – concludono i Magenta – però ricordare un’altra leggenda legata al Boragno e riportata in alcuni temi scolastici: al Vecchio Mulino, all’inizio dell’Ottocento, un’intera famiglia fu sterminata a colpi di coltello. Il movente era una rapina, anche se non fu escluso il classico adulterio: il colpevole fu arrestato e giustiziato sulle rive del torrente Agogna».

Pubblicato da Umberto De Agostino

Giornalista (collaboratore del quotidiano La Provincia pavese) e autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca). Direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino e del Sistema bibliotecario della Lomellina.

2 pensieri riguardo “I luoghi dell’abbandono in Lomellina in un docu-film

  1. Da sempre mi attraggono le case rurali fatiscenti che tuttavia testimoniano e lasciano intravedere storie di vita passate. Vite difficili nella loro estrema semplicità.
    Cascine e piccole cappelle dai tetti sfondati, dove a volte ,cespugli e alberi si stanno riappropriando degli spazi.
    Soggetti preferiti di molti miei quadri.

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