Il piccolo mondo antico di Langosco secondo Cesare

Il piccolo mondo antico di Langosco raccontato da Cesare Rastellino, partito falegname per la Brianza e poi divenuto imprenditore nel settore del mobile con i cinque figli. Il 93enne mobiliere in pensione, che abita a Cesano Maderno, ha dato alle stampe “Diario del nonno”, un’autobiografia che rievoca gli anni dell’adolescenza e della gioventù in Lomellina.

Una copia del volumetto autoprodotto è stata inviata al sindaco di Langosco Margherita Tonetti, che ora la metterà a disposizione dei compaesani interessati a conoscere la storia di quasi un secolo fa.

Cesare Rastellino con i cinque figli

«Ho messo nero su bianco – spiega Rastellino – i racconti del nonno, di due nonne e poi di cinque zie, due zii, mamma e papà: nel 1893 mio nonno Giovanni Rastellino sposò Maria Rosa Carisio e poi partì per l’Argentina. Dopo solo un anno e mezzo di risparmi, ritornò a Langosco, nella vecchia casa di via Zerbone, oggi via XX Settembre: qui, dal 1903 al 1915, nasceranno i figli Maria, Battista, Margherita, Martina e Giuseppina». Cesare, nato nel 1928 alla “furnàs” da Battista e da Natalina Rossi, inizia a studiare nel 1934, in prima elementare, con la maestra Botto. La seconda elementare è gestita dalla maestra Pasqualina Parino, mentre il 1° ottobre 1936 cominciano gli ultimi tre anni di scuola. Alla maestra Maria Bellasio subentra Maria Ferri e poi, nella quarta e quinta unificate, le sorelle Turcotti. Bidella era la signora Maddalena, “Madlinòt”, in precedenza al servizio del parroco di Langosco, don Coppo. «Dopo la promozione della quinta elementare – prosegue Rastellino – arrivò anche per me il momento di trovare qualche lavoretto. Per due anni, con la nonna materna, andavo a spigolare grano in estate e riso in autunno. In ottobre diventavo pastorello, con poche mucche, di Francesco, un amico di famiglia: in cambio ricevevo le scarpette ancora belline di sua sorella Tersilla, due anni maggiore di me, e così potevo abbandonare gli zoccoli di legno da lavoro. Ero felice quando le calzavo per il servizio da chierichetto, che svolgevo da due anni con orgoglio, e le indossavo anche negli anni scolastici per le feste e per i tanti momenti di ginnastica».

Raggiunti i 14 anni, Cesare inizia a spazzare le rogge e i canali: a maggio taglia e raccoglie il fieno “maggengo” e ad agosto quello “ostano”. Fondamentale anche l’attività di apicoltura svolta dalla famiglia Rastellino, che arriverà a gestire cinque apiari nelle vicinanze del fiume Sesia, per un totale di 190 arnie: nell’orto di casa, a Terrasa e alle cascine Roloso, Cerrino e Bertona. Poi arrivano gli anni della guerra. Villa Marchetti viene occupata dai tedeschi dell’organizzazione Todt, che vogliono costruire un ponte sul Sesia, mentre alla cascina Zerbaglia si allestisce un campo di prigionia per i militari inglesi. Dopo la Liberazione, Rastellino fonda una compagnia teatrale con l’amico Francesco “Canalìn” Balzaretti e anche una piccola orchestrina per le serenate di mezzanotte. Nel 1951 il trasferimento in Brianza e la sua seconda vita come mobiliere, padre e nonno (nella foto a destra).

Pubblicato da Umberto De Agostino

Giornalista (collaboratore del quotidiano La Provincia pavese) e autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca). Direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino e del Sistema bibliotecario della Lomellina.

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