Crusca: giornalisti, usate (bene) l’italiano!

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La lectio magistralis del presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini, con cui si è aperto il nuovo anno accademico del Master Giorgio Bocca di Torino, ha offerto spunti molto interessanti per il mestiere del giornalista. Un lavoratore della parola che spesso dimentica l’importanza della lingua, suo strumento eletto, e sottovaluta la capacità di influenzare l’uso quotidiano della stessa da parte dei cittadini. Continua a leggere

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Cesare Forni mette ancora paura

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Il Comune di Sartirana Lomellina ha annullato la serata “Gli Arditi e il capitano Cesare Forni” «per ragioni di ordine pubblico». Ieri il sindaco Ernesto Prevedoni Gorone e Gianluca Cominetti, consigliere comunale con delega alla Cultura, hanno deciso di cancellare l’incontro in programma stasera (3 novembre) in biblioteca anche in seguito alla telefonata della Digos, che aveva chiesto chiarimenti in seguito all’annunciata presenza del movimento di estrema destra “Progetto nazionale”. Nell’appuntamento si sarebbe parlato di Forni combattente nella Grande guerra (foto a destra) e non del “ras” fascista (foto a sinistra) che nel 1921 e 1922 mise in ginocchio il movimento bracciantile e socialista della Lomellina. Nei giorni scorsi Alberto Lasagna, consigliere comunale di minoranza a Sartirana e segretario provinciale del Pd, definì Forni «uno dei fascisti più crudeli». Ora il sindaco e Cominetti, affiancati dal gruppo Alpini di Mede “Franco Magnani”, dalla sezione sartiranese dell’Associazione nazionale carabinieri, dalla civica biblioteca “Moro” e dall’associazione Brunoldi Ceci, parlano della possibilità di «interventi non autorizzati da parte di soggetti di estrema destra ed estrema sinistra». Poi l’accusa a Lasagna. «Abbiamo letto – spiegano – le sconsiderate e strumentali affermazioni del segretario provinciale Pd in relazione alla serata dedicata al centenario della fine della Grande Guerra e all’approfondimento della figura storica del capitano Forni. Siamo amareggiati dal suo comportamento irresponsabile e privo di conoscenza storica e provvederemo quanto prima a organizzare una presentazione al di sopra di ogni strumentalizzazione». Maria Forni, nipote di Cesare Forni, sarebbe stata fra i relatori della serata con il generale in pensione Roberto Abbiati e lo studioso di storia Alfredo Signorelli, ex sindaco di Zeme. «Ho letto le polemiche di questi giorni – commenta – e ne sono rimasta amareggiata: a Sartirana avremmo parlato solamente di mio zio volontario e ufficiale del Regio Esercito nella Grande Guerra, ma ho notato che la serata aveva preso una piega troppo politicizzata: tutto ciò mi ha colto di sorpresa e sono molto dispiaciuta». La decisione di annullare la serata non va giù al vigevanese Luca Battista, vice presidente nazionale di “Progetto nazionale”, per cui Forni fu «un fascista e uno squadrista coraggioso, che difese sempre la Lomellina e la sua idea di Lomellina». «Fra i doveri di un sindaco – commenta – c’è anche quello di garantire, oltre l’ordine pubblico, la possibilità a tutti di esprimersi. Trovo assurdo come Prevedoni Gorone abbia voluto negare la conferenza su Forni e ciò è ancora più grave perché, nel parlare di Forni come militare lomellino e volontario della Grande Guerra, non vi sarebbe stato alcun riferimento ideologico. Senza contare che la nipote Maria Forni non ha mai abbracciato le idee politiche dello zio».

http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/11/03/news/il-sindaco-annulla-la-serata-sul-ras-forni-1.16073474?ref=hfpppves-1

Pellegrini a Sant’Albino di Mortara

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L’abbazia carolingia di Sant’Albino, a Mortara, è visitata da pellegrini di tutto il mondo, perfino del Giappone, e di varie fedi oltre alla cattolica. Dall’inizio dell’anno il rettore padre Nunzio De Agostino e la custode Franca Beneventi hanno accolto circa 500 viaggiatori sull’antico percorso della Via Francigena da Canterbury a Roma. Continua a leggere

Il fiume della vita

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Bruce Springsteen, nella stesura di questo malinconico e intenso brano datato 1980, raccontò di essere stato ispirato dalla vicenda di sua sorella Virginia, rimasta incinta a 17 anni, e del cognato.

I come from down in the valley
Where mister when you’re young
They bring you up to do
like your daddy done
Me and Mary we met in high school
When she was just seventeen
We’d ride out of this valley
down to where the fields were green

We’d go down to the river
And into the river we’d dive
Oh down to the river we’d ride

Then I got Mary pregnant
And man that was all she wrote
And for my nineteenth birthday
I got a union card and a wedding coat
We went down to the courthouse
And the judge put it all to rest
No wedding day smiles no walk down the aisle
No flowers no wedding dress

That night we went down to the river
And into the river we’d dive
Oh down to the river we did ride

I got a job working construction
for the Johnstown Company
But lately there ain’t been much work
on account of the economy
Now all them things that seemed so important
Well mister they vanished right into the air
Now I just act like I don’t remember
Mary acts like she don’t care

But I remember us riding in my brother’s car
Her body tan and wet down at the reservoir
At night on them banks I’d lie awake
And pull her close just to feel each breath she’d take
Now those memories come back to haunt me
they haunt me like a curse
Is a dream a lie if it don’t come true
Or is it something worse

that sends me down to the river
though I know the river is dry
That sends me down to the river tonight
Down to the river
my baby and I
Oh down to the river we ride

Vengo da giù, dal fondo delle valle.

Lì, caro mio, quando sei giovane,
ti tirano su per insegnarti a fare
proprio ciò che faceva tuo padre.
Io e Mary ci incontrammo al liceo
quando lei aveva diciassette anni;
Scappavamo via da questa valle
verso campi più verdi.

Andavamo giù fino al fiume
E dentro al fiume ci tuffavamo.
Oh, correvamo verso il fiume.

Poi misi Mary incinta;
e, caro mio, questo fu tutto ciò che lei scrisse.
E per il mio diciannovesimo compleanno
ottenni una tessera del sindacato e un abito da sposo.
Andammo in tribunale
e il giudice mise tutto in regola.
Nessun sorriso da giorno delle nozze,
nessun corteo nuziale;
niente fiori, né abito da sposa.

Quella notte andammo giù fino al fiume,
e dentro al fiume ci tuffammo;
oh, davvero, corremmo verso il fiume.

Trovai un lavoro da manovale
per la Johnstown Company;
ma poi non ci fu più molto lavoro,
perché sopravvenne la crisi economica.
E ora tutte quelle cose che sembravano così importanti
beh, caro mio, adesso sono svanite nell’aria.
Io mi comporto come se non ricordassi,
Mary come se non gliene importasse.

Ma invece io mi ricordo di noi
che sfrecciavamo nella macchina di mio fratello,
e il suo corpo lucido e abbronzato nell’acqua del lago.
Quelle notti sulle sponde io scacciavo via il sonno
e la stringevo forte a me per sentire ogni respiro che traeva.
Ora tutti questi ricordi tornano indietro a perseguitarmi:
mi perseguitano come una maledizione.
Un sogno che non si realizza è solo una menzogna?
O forse è qualcosa di peggio

che mi spinge giù verso il fiume
anche se so che il fiume è secco
che mi manda giù verso il fiume, stanotte.
Giù verso il fiume,
Il mio amore e io.
Oh, verso il fiume noi correvamo…

 

 

«L’acqua della risaia non si disperde»

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Il documento “Le fonti del riso” diffuso sul canale Youtube «vuole raccontare in poco meno di sette minuti l’utilizzo dell’acqua in risicoltura e il ruolo che questa svolge nella creazione di un paesaggio unico al mondo». L’associazione irrigazione Est Sesia, che gestisce una fitta rete di canali fra NovareseLomellina, ha affidato al regista Marco Paracchini la realizzazione di un filmato per raccontare la “vita” dell’acqua di risaia.

«Molti non conoscono veramente questo strano mare d’acqua dolce – spiega Alberto Lasagna, referente dell’Est Sesia per la Lomellina – e molti non sanno come l’acqua viene prelevata dai fiumi per alimentare le risaie. Troppo spesso si  sente dire che l’agricoltura, e in particolare la risicoltura, spreca acqua; al contrario, i consorzi che quotidianamente si occupano della distribuzione irrigua per l’agricoltura sostengono che la risicoltura utilizza l’acqua, che infatti al termine del suo ciclo viene restituita ai fiumi». La regia è firmata dal novarese Paracchini, che si occupa di videoproduzioni ed è docente di “Regia audiovisiva” e “Storytelling transmediale”, la voce narrante è di Roberto Frangipane.

La cucina italiana sbeffeggiata dagli inglesi!

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Con alto sprezzo del ridicolo, i più cinici maltrattatori della pasta, i più irrispettosi produttori di improbabili condimenti, adesso se la prendono con una delle principali salse italiane: il pesto alla genovese. L’accusa è pesantissima e punta al cuore delle mamme e dei papà: in Inghilterra, si legge nel Telegraph, una ricerca ha stabilito che per i bambini una porzione di pesto è peggio – tenetevi forte – di un hamburger di McDonald’s.

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«La scuola ha smesso di insegnare l’italiano»

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la-dolce-linguaStiamo assistendo a un fenomeno: i mali del nostro sistema di istruzione vengono spesso denunciati pubblicamente non dalla scuola, ma dall’Università e, a livelli più avanzati, dagli ordini professionali. Non si contano le lamentele dei professori di Giurisprudenza sull’incapacità degli studenti di quella Facoltà (la chiamo ancora così, anche se questa struttura è stata cancellata) di redigere la tesi o anche solo una tesina in un italiano accettabile. Alcuni docenti hanno deciso di eliminarle, perché sarebbero tutte da riscrivere. Fanno seguito le lamentele dei presidenti degli ordini forensi, nazionali e regionali, che denunciano l’impreparazione linguistica di molti giovani avvocati. Sui concorsi che riguardano questa categoria e anche quella degli aspiranti magistrati cali un velo pietoso (basta leggere le cronache dei giornali a ogni tornata di tali concorsi). Non si contano neppure le lagnanze per l’oscurità delle circolari ministeriali, dei testi normativi (perfino lo schema preliminare del decreto per l’esame di italiano nella maturità!), degli avvisi pubblici, criptici (che cos’è il «luogo dinamico di sicurezza» negli aeroporti, se non un «percorso di fuga» in caso di pericolo?) o pletorici (le Ferrovie dello Stato stanno consultando l’Accademia della Crusca per migliorarli).

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Sindaca? Solo un’idiozia boldriniana!

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La “cittadinanza” e non solo i “cittadini”, la “clientela” al posto de “i clienti”. E poi sindaca, assessora, ministra fino alla provocazione del cartello che invita a “procedere a passo d’uomo” e “di donna”.  Anche il Comune di
Torino sceglie il linguaggio di genere per i suoi documenti e la sua comunicazione. Continua a leggere