Tutti i piatti tipici lomellini a Breme

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I cuochi schierati a Breme durante l’ultimo sopralluogo

Tre giorni per scoprire i prodotti di qualità della Lomellina. Tutto questo alla Sagra della Lomellina, che si terrà a Breme da venerdì 2 a domenica 4 giugno. L’iniziativa promossa dall’Ecomuseo del paesaggio lomellino, con il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Pavia, ha lo scopo di presentare i prodotti tipici della Lomellina: cipolla rossa di Breme, asparago di Cilavegna, zucca bertagnina di Dorno, salame d’oca di Mortara, senza dimenticare il riso e le rane, da sempre simboli gastronomici della fertile pianura fra Po, Ticino e Sesia, la trippa e le alborelle.

I cuochi dei soci dell’Ecomuseo prepareranno numerosi piatti a base di questi prelibati prodotti venerdì 2 e sabato 3 giugno, alla sera, e domenica 4 giugno, a pranzo, nell’area attrezzata di piazza della Fiera, dove ogni anno si celebra la Sagra della Cipolla rossa Deco di Breme. Ecco l’elenco completo: Comitato Palio dl’Urmòn Robbio con ravioli d’oca, cotechino con fagioli, panini con salame d’la duja e cotechino; Comitato folkloristico Tuttinsieme & Pro loco Ceretto con polenta e frittura, polenta e zola, torta allo zola “Cioca cionna”; Gruppo Carnevale Sartirana con rane fritte e frittelle di riso; Polisportiva bremese con frittata alla cipolla rossa di Breme DeCo e insalata alla bremese (cipolla Rossa di Breme DeCo, tonno e fagioli); Pro loco Cergnago con risotto ai funghi porcini, trippa e torta “virulà”; Pro loco Cilavegna con risotto agli asparagi e frittata agli asparagi; Pro loco Dorno con risotto con zucca Bertagnina di Dorno, carbonara di zucca Bertagnina e birra Zeta alla zucca Bertagnina (da spillatrice); Pro loco Sannazzaro con gnocchi al ristretto di peperoni e panini di riso con salame d’oca; Volontari Banco di beneficenza Castello d’Agogna con risotto “cui värtìs”, alborelle fritte e torta di mele e di riso.

Le serate musicali proporranno un emozionante tributo ai Nomadi con “The Originals” (venerdì 2 giugno) e le canzoni sempreverdi del gruppo lomellino “Impressioni di settembre” (sabato 3 giugno). In programma anche la mostra dell’Associazione fotografica di Frascarolo (dalle 10.30 di domenica) e la presenza di una troupe di TelePavia per uno speciale sui piatti tipici lomellini.

Organizza l’Ecomuseo del paesaggio lomellino, associazione con sede a Ferrera Erbognone formata da 34 soci pubblici e 24 soci privati. Info: 328.7816360 o 335.6655482.

Locandina

Palestro rievoca la “sua” battaglia

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Da domani (venerdì) a domenica Palestro si ritufferà nel Risorgimento per celebrare la vittoria dei franco-piemontesi nella battaglia del 30 e 31 maggio 1859. Si parte stasera a villa Cappa Pietra di via Indipendenza con la mostra sui 150 anni del Canale Cavour. Domani, dalle 11 alle 22, viale Italia sarà occupato dall’accampamento militare con scene di vita e manovre. Alle 17 nei pressi del cimitero il gruppo storico “Compania de le quattro arme” rievocherà la battaglia della Seconda guerra d’indipendenza. Dalle 15 alle 19 visite guidate ai monumenti: l’ossario, Villa Cappa, il municipio e la chiesa-confraternita di San Giovanni Battista. Alle 21 in piazza Unità d’Italia concerto del complesso bandistico “Luigi Sabatini” di Acquasanta Terme, affiancato dalla Cornfield Marching Band di Palestro. Domenica, dalle 9.45 alle 12, si svolgerà la cerimonia di ricordo con il corteo al monumento-ossario, la messa per i caduti e gli onori civili. Alle 14 ripartiranno le rievocazioni storiche e alle 15 ancora museo diffuso. Alle 16, sempre in piazza Unità d’Italia, il concerto della Fanfara dei Bersaglieri di Asti. Le celebrazioni si chiuderanno alle 21.30 all’ossario con un ultimo omaggio ai caduti.

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La fauna selvatica della Lomellina

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copertina fauna2Fauna selvatica lomellina è un testo inedito del prof. Francesco Moro, scritto negli anni Ottanta del Novecento: oggi viene pubblicato postumo, a più di vent’anni dalla sua scomparsa. La presentazione è in programma sabato 20 maggio, alle 17, a Sartirana Lomellina nella Villa Buzzoni Nigra di via Amedeo d’Aosta.

L’autore, insegnante di italiano, latino e inglese, e studioso della cultura e del dialetto lomellino dal 1948, in questo testo ha analizzato più di duecento specie appartenenti alla fauna selvatica presente in Lomellina: mammiferi, rettili, anfibi, pesci, uccelli e insetti che popolavano e popolano la campagna e la vita dei suoi abitanti. Risaltano i nomi originari dialettali, la loro incidenza nella cultura popolare e nel vernacolo lomellino, termini purtroppo ormai sconosciuti, soprattutto ai più giovani.

È stato mantenuto il testo originale, come “fotografia” di quegli anni tutto sommato recenti, e sono state evidenziate situazioni modificatasi negli anni. Diverse illustrazioni guidano il lettore nel riconoscimento delle specie descritte e tavole fuori testo raccontano una realtà e una quotidianità definitivamente scomparse. Continua a leggere

«Risaia in asciutta? Meglio di no»

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Risaia Cariati«La semina interrata del riso rappresenta, di fatto, uno stravolgimento colturale e forse anche culturale che potrebbe essere epocale. Dunque ritengo che il Piano di sviluppo rurale debba favorire la semina in sommersione affiancandola, in modo proporzionale, a quella interrata». Alberto Lasagna, responsabile del consorzio irriguo Est Sesia per la Lomellina, prende posizione contro la pratica del riso in asciutta, che dal punto di vista operativo rappresenta sì un vantaggio semplificando le operazioni sia di preparazione del terreno sia di prima gestione della coltura necessitando di minori interventi meccanici svolti, peraltro, su terreno asciutto. Continua a leggere

«Salvai la vita a Nenni, La Malfa e Saragat»

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Mons. Rizzi in Vaticano

Amico fraterno dei padri fondatori della Repubblica, benefattore ed editore. L’avventurosa vita di monsignor Pietro Barbieri è ricostruita dal mortarese monsignor Paolo Rizzi nel libro “Un italiano monsignore. Pietro Barbieri il primo cappellano di Montecitorio”. La figura del religioso nato a Valle Lomellina nel 1893, morto a Roma nel 1963 e poi sepolto a Pieve del Cairo è leggendaria solo citando il suo soprannome dell’epoca: don Falsario. Monsignor Rizzi, funzionario della Segreteria di Stato del Vaticano e cappellano di Sua Santità, ha dato alle stampe una biografia ricca di testimonianze, aneddoti e fotografie, con la prefazione del cardinal Gianfranco Ravasi. «Il mio primo ricordo di monsignor Barbieri – scrive Ravasi – è legato alla sua esperienza radiofonica che si è distesa per oltre dieci anni, dal 1944 al 1955, attraverso i microfoni della Rai ogni domenica mattina. Ebbene, ho ancora vivo il ricordo di mio nonno materno, a cui ero molto legato, che seguiva quella voce pastosa e un po’ screziata e che mi voleva accanto a sé in un ascolto, per me ragazzino, non sempre immediato e agevole».

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Bonacossa, dinastia di industriali, sportivi e filantropi

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bonacI Bonacossa sono stati i protagonisti della rivoluzione industriale della Lomellina. La famiglia di imprenditori della seta originari di Dorno ha costruito e gestito decine di filande in Lomellina e in tutto il Nord Italia a cavallo di Otto e Novecento dando lavoro a decine di migliaia di uomini, donne e fanciulli. Un’autentica dinastia di imprenditori, filantropi e sportivi, rievocata a Vigevano, nel ridotto del teatro Cagnoni, dalla scrittrice Antonella Moroni Trevisan, dal giornalista Sergio Calabrese e dal direttore dell’Archivio storico Pier Luigi Muggiati. «Stavo eseguendo – spiega Moroni Trevisan – le ricerche per un mio romanzo, “Destini imperfetti”, quando mi sono imbattuta più volte in questa famiglia legata a Vigevano dalle loro filande, dal glorioso cascamificio, dall’ospedale del Santissimo Sacramento e anche dallo sport. Così ho suggerito di presentare alla città questa dinastia completa sotto tanti aspetti e legata da un filo di seta».

Tutto ebbe inizio a Dorno con il capostipite Vincenzo (1810-1892), che seppe sfruttare l’allevamento del baco da seta (bigàt), molto diffuso nella Lomellina agricola di metà Ottocento. Il bruco veniva alimentato con germogli teneri di foglie di gelso (muròn) e, in quattro giorni, finiva la tessitura del bozzolo: poi, il baco si arrampicava sul “bosco”, un’impalcatura fatta di ramoscelli, e dalla bocca lasciava uscire un liquido che, a contatto con l’aria, solidificava in un filamento chiamato bava, cioè la seta. Quindi tutto passava alla filanda. I setifici costituirono il cuore del primo processo di industrializzazione della Lomellina: aziende artigianali, laboratori e ditte manifatturiere lavoravano già la seta dalla seconda metà del Settecento e il cotone dalla prima metà dell’Ottocento. Attorno al 1870 numerose filande nella zona furono assorbite dai Bonacossa, che daranno lavoro a migliaia di operai fino al terzo decennio del Novecento, quando la seta sarà soppiantata dalle prime fibre artificiali.

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La filanda Bonacossa di Forlì

Vincenzo era affiancato dai figli Luigi, Pietro, Giuseppe (1841-1908) e Cesare (1850-1919), che da Dorno si trasferirono a Vigevano, base di partenza del loro impero. L’Inchiesta agraria del 1882 rivela che l’industria vigevanese di Pietro Bonacossa occupava 530 operaie, 45 uomini e 80 bambini, con una forza motrice di 10 cavalli, la più alta della provincia. Nemmeno il grande incendio che nel 1877 ridusse in cenere la filanda Bonacossa, immortalato nel quadro di Giovanni Battista Garberini, mise in ginocchio la dinastia. A Dorno, in via Cairoli, l’opificio di Luigi Bonacossa dava lavoro a 54 donne e a 26 bambini, mentre un secondo stabilimento, chiuso nel 1930, occupava 80 donne per circa 150 giorni l’anno. La svolta avvenne negli ultimi vent’anni dell’Ottocento: l’avvento del protezionismo e la sconfitta della malattia del baco catapultarono le industrie lomelline verso i mercati europei e internazionali e si perfezionarono la trattura e la torcitura. Nel 1898 a Vigevano fu avviato lo stabilimento della Cascami Seta, dove si lavoravano i cascami della seta, cioè i sottoprodotti dell’allevamento dei bachi, della trattura e della torcitura. L’importanza della famiglia travalicò ben presto i confini dell’imprenditoria per toccare quelli politici, filantropici e sportivi.

A Cesare, quarto figlio di Vincenzo e deputato al Parlamento, nel 1913 fu concesso il titolo di conte, che trasmetterà al primo figlio maschio Alberto (1883-1953), il primo ad appassionarsi al mondo sportivo. Fu fondatore e presidente della Federazione Italiana sport del ghiaccio, presidente del Moto club d’Italia dal 1914 al 1931 e, nel 1920, tra i fondatori e primo presidente della Federazione italiana sci. Nel 1929 diventò proprietario della Gazzetta dello Sport, testata ancora oggi della famiglia.

Suo figlio Cesare (1914-1987) fu un orientalista di fama mondiale, studioso di lingue e civiltà dell’Estremo oriente: a lui è dedicato il Centro studi di lingue orientali dell’Università di Pavia.

Aldo (1885-1975), fratello di Alberto, fu bravo scalatore con molte imprese in Val d’Ossola, pioniere dello sci-alpinismo e buon arrampicatore. Ebbe come compagni di cordata, fra gli altri, re Alberto del Belgio e fu l’unico italiano a essere socio onorario dell’Alpine Club inglese. Appassionata di scalate fu anche la moglie Ester, nata Della Valle di Casanova.

Numerose le opere benefiche lasciate dai Bonacossa alla comunità di Dorno: nel 1867 l’asilo infantile per provvedere all’educazione intellettuale e morale dei fanciulli dai tre ai sei anni, la casa di riposo per anziani e l’annessa cappella dedicata al Sacro Cuore lungo il viale del cimitero e i sussidi alle famiglie dei soldati impegnati nella guerra di Libia.

Amedeo d’Aosta, duca-contadino

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Amedeo di Savoia Aosta con la moglie Anna d’Orleans

Il duca Amedeo di Savoia Aosta aveva uno stretto legame con Sartirana e con la Lomellina. La sua figura sarà ricordata a 75 anni dalla scomparsa con una giornata di studi svoltasi sabato 25 marzo alla Villa Buzzoni Nigra. L’iniziativa promossa dall’Accademia San Pietro ha registrato l’intervento del nipote arciduca Martino d’Asburgo Lorena Este. «Quando Mussolini gettò l’Italia nel baratro della guerra, mio nonno come militare non poté che obbedire al sovrano – dice Martino d’Asburgo Lorena – I suoi atti di eroismo sono saldati all’intraprendenza nel campo agricolo e imprenditoriale: a Sartirana trasformò le cascine Mora, San Giorgio, Isolone e Cascinetta in aziende modello tutelando i contadini e introducendo una cassa malattie». Dopo lunghe riflessioni il viceré d’Etiopia ricevette in eredità il castello di Sartirana dalle duchesse Arborio di Gattinara e donò al paese l’asilo infantile che intitolò al duca Alfonso Arborio di Gattinara. Durante la Seconda guerra mondiale combatté gli inglesi in Etiopia e divenne noto come l’eroe dell’Amba Alagi. Dopo la sconfitta, una compagnia inglese gli rese l’onore delle armi. «La mano sulla visiera, il volto asciutto e fiero, la divisa impeccabile – dice ancora il nipote – Mio nonno sembrava un vincitore, invece era un soldato che aveva perso la sua ultima battaglia».

Nel convegno moderato dall’ingegnere Alberto Lasagna hanno parlato anche il sindaco Ernesto Prevedoni Gorone, Massimo De Leonardis, professore ordinario dell’Università Cattolica di Milano, lo scrittore Francesco Cordero Di Pamparato, il parroco don Cesare Silva e Fabrizio Nucera Giampaolo, presidente dell’Accademia San Pietro.

La mostra fotografica rimarrà aperta anche domenica 26 marzo, sabato 1 e domenica 2 aprile, dalle 15 alle 18.

Olivelli sarà presto beato della Chiesa

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oliPenultimo passo verso la beatificazione di Teresio Olivelli, Venerabile della Chiesa cattolica. In Vaticano il Congresso dei teologi ha riconosciuto all’unanimità che sussistono i requisiti necessari per dichiarare la sua morte un autentico martirio cristiano, in quanto fu ucciso in odio alla fede. «Si tratta – spiega il postulatore della causa, monsignor Paolo Rizzi – di un provvedimento decisivo che apre la strada alla beatificazione del giovane laico della diocesi di Vigevano, morto nel campo di concentramento di Hersbruck il 17 gennaio 1945. Ora la procedura prevede il giudizio della Commissione di cardinali e vescovi: se essi confermeranno il parere dei teologi, non sarà necessario l’accertamento di un miracolo e il responso passerà alla definitiva approvazione del Sommo pontefice, che autorizzerà la beatificazione». Continua a leggere

«Nuova politica linguistica in Italia»

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parlo-italianoCon una recentissima sentenza (n. 42/2017), la Corte costituzionale ha ribadito la centralità costituzionalmente necessaria della lingua italiana, quale elemento fondamentale di identità individuale e collettiva, nonché elemento costitutivo della storia e dell’identità nazionale.

Il giudizio dinanzi alla Corte – traendo origine dalle delibere del dicembre 2011, con le quali il Politecnico di Milano imponeva l’inglese come “lingua ufficiale” nelle lauree magistrali e nelle Scuole di dottorato, escludendo, dunque, l’italiano – aveva ad oggetto l’art. 2, c. 2, lettera l), della legge 240/2010, che consente, per il miglior perseguimento dell’internazionalizzazione, l’attivazione di corsi “anche” in lingua straniera. Continua a leggere