«Io e il mio amico Raoul Casadei»

La scomparsa di Raoul Casadei è ricordata da Mira Torriani, la regina del liscio lomellino che non calca il palcoscenico dal 2011, dopo più di quarant’anni davanti a un microfono. «Incontravo Raoul – dice la 65enne ex cantante, che da alcuni anni vive in un paese del Monferrato – soprattutto negli autogrill, quando entrambi finivamo le serate: lavoravamo molto in tutto il Nord Italia e oltre. Ci parlavamo bevendo un caffè o un cappuccino e ridendo alle barzellette del suo sassofonista Fiorenzo Tassinari. Non abbiamo mai suonato insieme, ma capitava che un locale avesse ospitato una sera l’orchestra di Casadei e la sera dopo quella guidata da me». Erano gli inizi degli anni Settanta, quando Casadei e Mira Torriani si esibivano, fra l’altro, nei locali del Varesotto. «Raoul era una persona molto alla mano – conclude l’ex regina del liscio – Ci scambiavamo anche domande di lavoro sul tale musicista o sulla tale balera».

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“Ma perché tutte queste parole inglesi?”

Draghi tra baby sitter e smart working (VIDEO)

“Per chi svolge attività che non consentono lo smart working, sarà riconosciuto l’accesso ai congedi parentali straordinari o al contributo baby-sitting. Chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi”. Così il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi si concede una battuta sugli anglicismi che popolano, purtroppo, la lingua italiana.

I sette peccati capitali nel nuovo cd dei mortaresi Marble

Le tre virtù teologali e i sette peccati capitali sono al centro dell’album del gruppo mortarese Marble, uscito ieri per l’etichetta lettone Sliptrick Records. Il titolo è un acronimo in inglese, lingua scelta per incidere tutte le canzoni: “S.a.v.e.”, “Sins and virtues ending” cioè la fine dei peccati e delle virtù. Traguardo significativo per la band di “metallo melodico” composta dai mortaresi Eleonora Travaglino alla voce, Jacopo Marchesi alle tastiere, Daniel Fleba al basso e Paolo Beretta alla chitarra solista, cui si aggiungono Omar Gornati di Abbiategrasso alla chitarra ritmica e Norman Ceriotti di Busto Arsizio alla batteria. Fra loro solo Beretta e Ceriotti “vivono di musica” essendo docenti, mentre gli altri componenti suonano solo nel tempo libero.

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Ora a Mortara il sushi è anche d’oca

Il sushi d’oca è la nuova frontiera della cucina mortarese e lomellina. L’innovativo piatto è stato ideato e concretizzato da Franco Tolasi, dalla moglie Barbara e dal figlio Edoardo, titolari della storica Salumeria Nicolino di via Roma. La secolare tradizione dell’oca unita al decisamente più recente piatto a base di riso e pesce crudo tipico del Giappone è un esperimento benedetto anche dal console giapponese a Milano, che ha scritto ai Tolasi ringraziandoli di essere riusciti a fondere due gastronomie così lontane per cultura e tradizione. «Dopo un primo tentativo – spiega Edoardo Tolasi, con una passione per la cucina orientale – abbiamo perfezionato i nostri uramaki, gli ormai noti “involtini” di sushi, utilizzando prodotti tipici di Mortara e della Lomellina, oltre alle varie tipologie di lavorazione e di cottura dell’oca. Per il nostro sushi sfruttiamo riso Carnaroli della Lomellina fornitoci dal nostro partner Cascina Alberona: l’amido prodotto dopo la cottura svolge un’importante azione di collante e i chicchi stessi garantiscono la giusta consistenza per un abbinamento con i diversi tagli di oca».

Franco Tolasi con il figlio Edoardo e la moglie Barbara (foto di Francesco De Agostino)

Gli uramaki sono arricchiti all’interno o in superficie con il classico salame d’oca cotto di Mortara, il petto d’oca affumicato, il salame d’oca stagionato, la linguetta di speck d’oca o il prosciutto d’oca cotto. Per proporzionare i gusti i Tolasi non mancano di attingere alla variegata tradizione culinaria della Lomellina inserendo asparagi di Cilavegna, cipolla rossa di Breme e zucca Bertagnina di Dorno, oltre alla mostarda di Voghera. «La difficoltà maggiore – confessa Franco Tolasi, componente del Consorzio di tutela salame d’oca di Mortara – è stato il bilanciamento dei sapori: trovare il giusto equilibrio in bocca tra i vari ingredienti, ma la tradizione del riso e quindi del risotto della Lomellina ci ha aiutato molto».

“Al Vangeli d’la dumìnca” di don Paolo in dialetto lomellino

«Abia pietà ad nüm, lìberas dal mal». Dopo il greco delle origini, le successive traduzioni in latino e nelle varie lingue nazionali, ora il Vangelo viene spiegato ai fedeli anche in dialetto lomellino: “al Vangeli d’la duminca”. L’idea è venuta a don Paolo Ciccotti, dal settembre 2018 parroco di Cergnago e, dall’agosto scorso, amministratore della parrocchia di Olevano di Lomellina. Il mezzo utilizzato è la diretta su Facebook, strumento molto sfruttato dai sacerdoti da un anno a questa parte, da quando cioè la pandemia ha prima bloccato e poi ridotto le funzioni religiose nelle chiese.

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I Cavallini, indimenticati menestrelli di Tromello

I Cavallini e Adriano Callegari (immagine tratta
da Enciclopedia delle donne)

I cantastorie Antonio, Angelo e Vincenzina Cavallini, dopo un Ambrogino d’oro speciale assegnato nel 2003 dal Comune di Milano, saranno ricordati anche dal loro paese, Tromello. L’iniziativa è stata presa da Angela Megassini, amica di famiglia e moglie di Fabrizio Poggi, il cantautore vogherese che una ventina d’anni fa rivisitò la celebre attività musicale dei Cavallini. «Due anni fa – dice Megassini – andai a trovare Vincenzina, per tutti Vice, che era ospite della casa di riposo per anziani di Tromello e che allora aveva 90 anni: faceva fatica a ricordare il suo passato, ma in generale le condizioni di salute erano buone. L’anno scorso non sono potuta tornare a Tromello a causa delle restrizioni da Covid-19, ma venivo periodicamente tenuta al corrente da Monica, un’operatrice sociosanitaria della struttura». Così nei giorni scorsi Angela ha pensato di scrivere al sindaco di Tromello Gianmarco Negri.

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La marcita, pratica millenaria dai Cistercensi a oggi

Marcita come coltura pratense per l’alimentazione dei bovini, ma anche area per la tutela della flora e della fauna, e la salvaguardia dei fontanili. Dell’antica pratica irrigatoria introdotta nel Medio Evo dai monaci cistercensi in Lombardia e in Piemonte si parlerà giovedì 11 febbraio, dalle 16 alle 18.30, nel seminario virtuale “Le marcite tra passato e futuro. Aspetti ambientali e produttivi”, organizzato dal dipartimento di Scienze della terra e dell’ambiente dell’Università degli studi di Pavia e incentrato sul progetto “Agroecosistemi e conservazione in Lombardia di specie vegetali rare di direttiva Habitat” (Clover).

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