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Da sinistra, Mario Guidi (Confagricoltura) e il ministro Maurizio Martina

L’Ente nazionale risi guiderà la battaglia contro il Sudest asiatico, che può importare in Europa riso lavorato a dazio zero. A Milano a gennaio l’Italia, affiancata da Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Romania, Bulgaria e Ungheria, richiederà l’immediato ripristino dei dazi alle importazioni da Cambogia e Birmania, aboliti nel 2009. Ma ieri il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha messo il piede sul freno. «Dobbiamo essere realistici – ha detto prima di parlare al Global Food Forum, organizzato da Confagricoltura a Cascina Erbatici di Mezzana Bigli – Non credo che si debba ingaggiare una battaglia per reintrodurre i dazi doganali sul riso asiatico, ma sostenere i nostri produttori sui mercati attraverso un gioco di squadra che vada a vantaggio di tutta la filiera».

La Lomellina, che ieri e oggi ospita un evento di respiro europeo, guarda con attenzione al futuro della risicoltura: gli 80mila ettari coltivati a riso in Lomellina e nel Pavese fanno di Pavia la prima zona risicola d’Europa. E non è un caso che l’altro giorno Paolo Carrà, presidente dell’Ente nazionale risi, abbia scelto proprio il Centro ricerche di Castello d’Agogna per lanciare l’offensiva nei confronti del riso asiatico. «L’impegno della Commissione sembra essere soltanto di facciata – ha detto Carrà – perché non ha mai voluto assumere decisioni formali nei confronti di Cambogia e Birmania: le sole promesse degli operatori cambogiani non bastano a salvaguardare gli interessi della filiera risicola comunitaria. Si rende necessario quindi unire le forze per arrivare a Bruxelles con una posizione comune che convinca le istituzioni comunitarie ad agire con rapidità». A gennaio tutti i Paesi europei produttori di riso faranno fronte comune per tirare la giacca all’Unione europea. Nel 2015 Bruxelles aveva raccomandato al governo cambogiano di stabilizzare i volumi dell’export di riso verso l’Europa, ma la promessa è stata disattesa, tanto che la Commissione europea ha nuovamente inviato una sua delegazione in Cambogia il 13 luglio scorso. «Un incontro che non ha prodotto alcun risultato concreto», ha ribadito Carrà.

E a Mezzana Bigli anche Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, ha criticato Bruxelles. «L’Europa dimostra oggi di avere perso il contatto con gli agricoltori e di aver trascurato la dimensione economica del settore agricolo – ha detto – Se l’Unione europea vuole realmente capire le continue evoluzioni del settore agricolo, deve investire tempo e saper ascoltare».

Per Gianni Fava, assessore regionale all’Agricoltura, «l’Europa fatica a rapportarsi con Stati nazione molto spesso in crisi come modello politico e quindi il ruolo delle regioni deve tornare fondamentale».

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